Le persone

Le persone si conoscono.
Come ti chiami?, si dicono, quanti anni hai?, che lavoro fai?, che film ti piacciono?, si chiedono.
Parlano. Scherzano, ridono insieme, si piacciono. Alle volte si baciano. Escono insieme, fanno l’amore, si vogliono bene, si amano.

E si fanno male. Sì, le persone si fanno male.

E quando le persone si fanno male, si odiano. Non parlano più, si lasciano e si dimenticano, o cercano di farlo. Si cancellano.
E chi ne è uscito malconcio si arrabbia. Si arrabbia sempre. Ed è in quel momento che muore la comunicazione.
Perché quando le persone si fanno bene, si tengono mano nella mano e camminano abbracciati per strada, lì sì che se lo dicono. Quanto sto bene con te, dicono, quanto mi piaci, quanto sei bello. Le persone hanno l’esigenza di comunicarlo, quando stanno bene l’uno con l’altro.
Ma quando si fanno male, no.
Quando si fanno male non parlano, reagiscono. Si vendicano, cercano di fare all’altro quello che pensano che l’altro abbia fatto a loro. Specchio riflesso, direbbero i bambini: tu mi hai ferito, io cerco di ferire te.

Quando invece, sarebbe molto più semplice e naturale continuare a parlare. E dirsi: oh, ma sai che mi hai fatto male? Sai che mi hai ferito? E perché?, perché mi hai ferito?
E magari si sentirebbero rispondere: non lo so. Scusami. Ho sbagliato. Oppure, anche: non me ne frega un cazzo.
Ma non lo fanno. Forse perché hanno paura della risposta, forse perché non è sempre semplice mettere da parte l’orgoglio e dire oh: sei capace di farmi male, e l’hai fatto. Forse perché cancellare, tutto sommato, è più facile. Cancellare è la soluzione banale e immorale di un mondo che è stanco di lottare per il proprio bene.

Le persone, quando si fanno male, si chiudono a riccio e sparano a vista.
E io non lo so mica, perché facciano così.

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