Comunque dietro

Quando sei in fila in macchina. Ma non in una fisiologica congestione del traffico urbano, bensì in uno di quegli ingorghi burini, quelli in cui non alzi il piede dalla frizione per chilometri e chilometri, anzi quelli in cui lo alzi metti in folle e tieni solo il destro sul freno, anzi quelli in cui la macchina la spegni proprio, ché tanto, prospettive di muoversi anche solo di un metro entro i prossimi venti minuti non ce ne sono.
Dietro hai una macchina. Meglio se c’è alla guida una donna in occhiali da sole. Ancora meglio se c’è una signora sulla cinquantina. Il top, se c’è una signora sulla cinquantina incinta di una donna in occhiali da sole.
Inizia una specie di duello tacito. Lei cerca di infilarsi in qualunque anfratto disponibile: a destra, a sinistra, ti si appiccica al culo della macchina, suona il clacson esasperata da qualche stronzo fottuto Comunista senza Dio che, più avanti, starà perdendo tempo a sventolare bandiere della CGIL in mezzo alla Cristoforo Colombo invece di lavorare.

Lei sbatte i pugni sul volante, urla, si incazza, tu la vedi come fosse un’attrice del secondo tempo di un film di Muccino, ma senza audio. Fortunatamente.
Lei sbotta se, quando le macchine davanti a te si muovono di cinque metri, tu non fai altrettanto. Lei vuole che il cofano della tua macchina inculi il portabagagli di quella che hai di fronte. E non importa se tanto, poi, davanti c’è una fila di altri cinque chilometri.
Lei sclera se ti fermi per far immettere qualcuno nella strada, davanti a te. Perché può passare chiunque, e non importa, l’importante è che lei: lei no.
Lei cerca di sorpassarti in curva, tu stringi a destra quanto basta per non permetterle di passare, lei continua a vomitare livore, tu fai finta di niente, ti rilassi, la ignori.
Lei esasperata cerca di infilarsi nella corsia parallela, ci riesce pure, magari.
Ma resta comunque.
Dietro.
Di te.

Poi arriva il momento in cui tu devi svoltare a sinistra, al semaforo.
Lei sta arrivando da dietro. Deve andare avanti. E ti supera. In quel momento, che però non vale, perché la gara è finita, io devo svoltare zia, mi dispiace, non siamo più in competizione. Ora mi hai superato, sì, ma se fossi dovuto andare dritto, mi dispiace ma avanti ci sarei ancora io.

Ecco. È questo, uno di quei momenti in cui mi sento veramente felice.

Ispirato a “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo.

ORIZZONTI DI GLORIA.
Esce oggi su Sette per Uno il gran finale di Pre-festa, il mio racconto su un ragazzo che cerca di combattere un’erezione indesiderata in occasione di una cena a casa dei genitori della sua donna. Potete leggerlo qui.
Nelle puntate precedenti:

  1. Pre-festa, parte 1
  2. Pre-festa, parte 2
  3. Pre-festa, parte 3

Pre-festa: più che un racconto soft porn, un racconto soft porn.

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