The tree of life (film sopravvalutati #1)

Ok, dài, mi sono rotto il cazzo.
Aveva ragione il Morandini, su The tree of life:

MADONNA MIA, CHE TRAPANATURA DI CAZZO ALLUCINANTE, PER LA PUTTANA.

O qualcosa del genere.
Già me li vedo, i progressisti da sigaretta col bocchino, Dom Perignon e salotto borghese in via degli Specchi: ma come!, sei pazzo?, è un film di una delicatezza unica!
Dopo aver visto The tree of life ho capito che se uno fa cinque film in quarant’anni, un motivo ci sarà. O almeno che fare cinque film in quarant’anni non ti rende necessariamente un artista strafico. Io non ho fatto nessun film in ventott’anni: me la merito una candidatura a Cannes?

BREVE SINTESI DELLA TRAMA.
All’inizio c’è una sorta di lutto in famiglia.
Niente che La stanza del figlio non abbia già mostrato.
Poi c’è un intermezzo allucinante di una ventina di minuti in cui le animazioni automatiche di iTunes si alternano a disastri naturali e immagini della natura più pura e persa.
Niente che Linea verde non abbia già mostrato, ecco.
Diciamo pure che questo pezzo avrebbe potuto dirigerlo agevolmente Luca Sardella.
Poi alla fine si susseguono una serie di immagini familiari in un contesto di una banalità allucinante, del tipo Dio?, se esisti davvero, perché mio fratello è morto?, perché mio padre è severo?, perché Lily Thai non fa più anal come un tempo?
Ama! Mi raccomando, ama!, è il messaggio del film.
Un messaggio a favore della raccolta differenziata, suppongo.

Quando ho visto The tree of life mi è tornato in mente 2001 Odissea nello spazio:

MADONNA MIA, CHE TRAPANATURA DI CAZZO ALLUCINANTE, PER LA PUTTANA.

Sempre tratto dal Morandini.
Il copione del film è lungo circa dieci pagine.
A interlinea doppia.
Scritto in Comic Sans.
Dimensione 24.
Mi chiedo che cazzo l’abbiano pagato a fare, Sean Penn. Conosco un portiere di Talenti che avrebbe potuto cavarsela in maniera ugualmente egregia nella sua parte, vista e considerata l’importanza del personaggio nel film: un Giallini d’oltreoceano che cammina come un coglione in mezzo alle fratte.
Allo storyboard, invece Il Signore degli Anelli je fa ‘na pippa.

Malick è un fenomeno con la camera, poco da dire.
Ma a me questa cinematrografia da mamma mia quanto sono alternativo, quanto cazzo ce l’ho grosso ha un po’ spaccato i coglioni. The tree of life è un film pretenzioso, sopravvalutato, inutilmente intellettuale. Piace per il semplice motivo che nessuno gira più in questo modo.
E poi a un certo punto devi essere un minimo intellegibile, per Dio. Soprattutto se alla fine il messaggio che trasmetti è originale e innovativo quando un anal di Alicia Rhodes.
Esiste tutta una categoria di artisti che pensano che una volta giunto alla fama tu possa fare il cazzo che ti pare. Lynch. I Verdena. Vittorio Sgarbi. Sasha Grey.

E invece no.
E invece è un dovere dell’artista, quello di arrivare a più gente possibile.
Devi dire cose che possano arrivare a tutti, che possano essere condivise da tutti.
Verità assolute e indiscutibili. Affermazioni primordiali.
Del tipo: la Roma è troppo forte.
Ho ragione o no?

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COLLATERAL.
Esce oggi la seconda parte del mio racconto Pre-festa, scritto per Sette per Uno, sito che presenta sette artisti ogni mese, uno per ogni giorno della settimana, per raccontare qualcosa in quattro puntate. Potete leggerla qui.
La prima puntata, invece, è qui. Terza e quarta (ultima) usciranno il 16 e il 23 Giugno.
Pre-festa: più che un racconto, una tag di PornHub.

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