Olindo Romano aveva capito tutto (trittico sulla misantropia, episodio III)

Sono una persona coerente, lo sanno tutti.
Avevo detto che il trittico sulla misantropia di ciclofrenia.it avrebbe riguardato fotografi, buttafuori e tassisti, e infatti finora ho smerdato fotografi, gestori di tintorie e condomini.
È poi evidente che l’unico mio obiettivo sia quello di giungere al surreale Trittico sulla misantropia, parte IV.

Comunque, i condomini, dicevamo. E qui, per una e una sola volta, lo staff di ciclofrenia.it deroga sulla propria intolleranza verso la gestione approssimativa degli accenti. Leggetelo come vi pare: condòmini, condomìni, il concetto è lo stesso.
Io odio i condomini.
Se la demografia si misurasse in unità di cinismo per metro quadro, i condomini sarebbero i bambini filippini che cuciono i bambini indonesiani che cuciono i palloni della Nike.
Un tempo abitavo in un condominio con il chiodo fisso del decoro. Non si potevano lasciare biciclette in giardino perché rovinavano il decoro del condominio, non vi si poteva parcheggiare la macchina oltre il tempo strettamente necessario alle operazioni di carico e scarico perché rovinava il decoro del condominio, non si poteva fare il rodeo fuck perché rovinava il decoro del condominio.
Un giorno ero andato al Brancaleone a vedere Ellen Allien. Sono rincasato alle sei di mattina. Alle sette e mezza mi hanno bussato alla porta.
“Sì?”.
“Salve, sono Gregori, l’amministratore”.
“Mi dica”, che cazzo vuoi, stronzo.
“Lei ha bisogno di una doccia, signor Delicato. È completamente sfatto, si guardi”.
“…”.
Lei rovina il decoro del condominio“.

Erano pazzi, complottisti, paranoici.
Lasciavo la bici nel sottoscala con autorizzazione di portiere e amministratore, e loro mi bucavano le ruote.
Che dal punto di vista legale è un reato previsto dall’articolo 635 del codice penale. E dal punto di vista morale è una pratica che al 68% della popolazione mondiale smette di risultare gratificante dopo il settimo anno di vita.
Ma io li invidiavo, però. Li invidiavo un po’. Perché lo capivo, che godevano. Che la loro miseria li rendeva felici.
E io li invidiavo, perché a me piacerebbe sul serio, che mi bastasse così poco per essere felice.

Impazzii.
Me ne sarei andato di lì a poco, e avevo già deciso di girare un lungometraggio sull’esperienza.
Si sarebbe intitolato THE CONDOM: IL CONDOMINIO.
Un giorno, vicino al cancello d’ingresso, vidi un cartello. Recitava.

Si prega di tenere il cancello chiuso per rispetto nei confronti della scomparsa della sig. Matteucci.

E fu lì, che non ci vidi più.
Tappezzai il condominio di cartelli.

Si prega di indossare solo la scarpa sinistra per rispetto nei confronti della scomparsa della sig. Matteucci.

Si prega di mangiare un numero dispari di rigatoni per rispetto nei confronti della scomparsa della sig. Matteucci.

Si prega di non digitare il numero 6 sul cellulare per rispetto nei confronti della scomparsa della sig. Matteucci.

Si prega di non pronunciare la vocale A per rispetto nei confronti della scomparsa della sig. Matteucci.

Si prega di non svoltare mai a destra per rispetto nei confronti della scomparsa della sig. Matteucci.

Olindo Romano ha fatto semplicemente quello che qualsiasi persona sana di mente vorrebbe fare, nella vita: massacrare i propri vicini di casa a sprangate e coltellate e dare fuoco ai loro corpi.
Olindo Romano è un eroe. Olindo Romano vive.
Sì, Olindo Romano ha veramente capito tutto.

Altri articoli del trittico sulla misantropia: #tritticosullamisantropia

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