Poi, Emanuela guardava il polpettone.

Emanuela era dolce. Aveva un discreto senso dell’umorismo, comunque più che buono per essere una donna. Votava Comunisti Italiani, guardava Blob e ascoltava i Death from above 1979. Usava gMail. Si incazzava quando: Manuela?, no, Emanuela. Con la E. A letto era porca a sufficienza, si faceva prendere da ovunque ma non si portava certo appresso il lubrificante.
Ma la cosa di lei che amavo di più era la cugina. Claudia.
Che aveva un culo. Ah, un culo.
Io, ho sempre avuto un debole per il culo. Tra tette e culo, zero dubbi, gente: culo.
Sono un culofilo, per così dire. Che poi letteralmente vuol dire amico dei culi. Così come pedofilo vuol dire amico dei bambini, e necrofilo amico dei morti.
Voglio dire, non capisco dove sia il reato.

‘Sta cugina, insomma, aveva il nonsocché. Io non è che fossi fomentatissimo per le donne in quel periodo, ma con Emanuela ci uscivo perché in realtà speravo di vedere Claudia.
Perché poi, oh, Claudia era single. Emanuela, invece, era fidanzata. E si sa che esiste tutto un universo di ragazze che se sono fidanzate non c’è storia.
Ora, però, lasciamo stare che il fidanzato di Emanuela ero io.
“Tesoro, cena fuori stasera?”.
“Perché no? Pietra Scheggiata?”.
“Sì, carino. Balconcino?”.
“Volentieri. Ma… vogliamo chiamare anche qualcun altro?”.
“…sul balconcino con qualcun altro?”.
“Ma sì, non so, del tipooo inventare-immediatamente-nome-di-persona-la-cui-probabilità-che-si-unisca-alla-cena-è-prossima-allo-zero Francesco Spaziani! Che ne pensi di Francesco Spaziani?”.
“Andrea, è morto, Francesco Spaziani”.
“Oh, cazzo! Ma davvero? E quando è successo?”.
“L’altr’anno. Ha fatto un incidente in macchina”.
“Oh, Cristo, che peccato!”.
“Andrea”.
“Sì?”.
“Tu eri in macchina con lui”.
“Ehm. Ah, sì. Be’, sai, sono ancora sconvolto. Allora potremmo chiamare… non so, Claudia? Ma sì, senti Claudia, sta sempre sola, poverella”.

Io, Emanuela e Claudia. Io parlavo con Claudia. Claudia mi rispondeva. Ogni tanto coinvolgeva Emanuela. Emanuela guardava il polpettone.
Io versavo il vino a Claudia, poi a me, poi a Emanuela. Io prendevo il pacchetto di sigarette, ne offrivo una a Claudia, ne prendevo una io, poi ne offrivo una a Emanuela.
E in tutto ciò Claudia non fumava.
Quando la serata finiva e io le riaccompagnavo in macchina, facevo sempre in modo di riportare prima Emanuela e poi Claudia.
“Mi viene più comodo, Claudia è di strada e domani mi devo svegliare presto”.
“Andrea”.
“Sì?”.
“Io e te viviamo insieme”.
Con Emanuela e Claudia in macchina mettevo Rete Sport. Quando Emanuela, incazzata come una iena, scendeva, io manco aspettavo che varcasse il portone e sfoderavo Dente.
“Carino. Chi è?”.
La mia risposta veniva il giorno dopo, un’USB con tutta la discografia della Jestrai.

Io la lasciavo sotto casa, scattava il bacio sulla guancia.
Sulla guancia, perché comunque porca puttana era sua cugina.
Aspettavo che entrasse nel palazzo a macchina spenta. La guardavo da dietro, l’incedere incerto verso una vita sua.
E quel culo.
Ah, un culo.

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