Oreo

Lei è brutta.
Ma non di quelle che dici sai, è un tipo, oppure ha un gran bel viso, se magari dimagrisse, no: proprio brutta.
Brutta anche dentro, ma non perché sia cattiva o quant’altro. Perché ha una specie di scudo atarassico addosso, ha sempre la stessa faccia imbronciata e non la cambia mai, in tutte le situazioni: quando la rimproverano, quando lavora, quando parla d’inezie.
Per un po’ siamo stati vicini di scrivania.
Lei era silenziosa. Sempre lì incollata allo schermo, dialogava poco, però quando voltavo lo sguardo verso il computer lo vedevo, che stava giocando a Pinball.
Io dicevo sempre tante stronzate, lei sembrava non ascoltare, ma ogni tanto si girava verso di me, mi guardava un paio di secondo e poi, in delay, scoppiava in una risata fragorosa e innaturale.

Lei è brutta, e sta sempre con un’altra donna, brutta pure lei.
Sempre in silenzio, prendono il caffè e stanno zitte, vanno a pranzo e stanno zitte, e mangiano in quantità industriali. Hanno dismesso la cura del corpo.
Lei, pure quando è al lavoro mangia, mangia in continuazione. Si porta i pacchi di biscotti, e poi inizia l’oscuro sgranocchiare, uno dopo l’altro.
Ne mangerà due pacchi al giorno, di quelli con la confezione rigida, messi in fila tipo i pezzi del Domino.
Ogni tanto prendeva un pacco e faceva il giro dell’ufficio, offriva biscotti a tutti.
Io però rifiutavo, sempre. Perché era un gesto carino, ma lo sapevo che lo faceva perché si vergognava, di mangiarli tutti.
E stupidamente pensavo che sotto sotto li offrisse sperando che non li accettassero in troppi.

Una volta però non ho resistito, perché aveva gli Oreo. E io per gli Oreo vado pazzo.
Aveva un pacco di quelli grandi, con dentro quattro confezioni da sei o giù di lì. Ho preso un biscotto e l’ho mangiato. Gli Oreo sono come i film indipendenti: irrinunciabili, ma durano troppo poco.
Allora mi sono alzato e sono andato alla sua scrivania. Era passata un’ora.
Mi vergognavo, ma le ho chiesto ehi, scusa, posso prendere un altro Oreo?, so’ troppo buoni.
E lei mi ha guardato sorridendo imbarazzata e mi ha detto: sono finiti.

Mi sono vergognato come un cane, quel giorno.
Per aver messo una persona di fronte all’evidenza di un suo difetto.
Io, gli Oreo me li comprerò sempre da solo.

PREMIAZIONI DEL CONCORSO CREA IL TUO SILLOGISMO PROVERBIALE
La partecipazione è stata vasta e inaspettata. Siete stati tutti bellissimi.

  1. Il PRIMO PREMIO e il PREMIO DELLA GIURIA POPOLARE va a Cianuro con il proverbio “Perfino a un cavallo basta che piova per capire che il cavaliere al governo è un ladro”.
  2. Il PREMIO PIPPO FRANCO per il proverbio più divertente va a Leandro, con l’impareggiabile: “È meglio trombà col culo gelato che fassela mette in culo dalla sanità”.
  3. Il PREMIO YOUJIZZ per il proverbio più pornografico va a CB con: “Sarai di botte pieno se al villano risichi di far sapere che rosichi perchè a sua moglie ubriaca verseresti la formaggia sulle pere”.
  4. Il PREMIO FLAVIA VENTO per la costruzione logica più ineccepible va a El Gae, con “Chi di penna ferisce uccide di più di chi di spada perisce”.
  5. Il PREMIO JIM MORRISON per il sillogismo più visionario va a Regulus con il lisergico “Chi piscia da solo è ladro ladro ladro o spia spia spia”.
  6. Il PREMIO ARISTOTELE ON LSD per il sillogismo più sillogismo va a Fabio R., con “La necessità è la calma dei forti”.
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