Lunga vita agli zombi

Ultimamente, ogni volta che mi suggeriscono di vedere un film, una serie televisiva, uno spettacolo teatrale, la mia domanda più ricorrente è: ma si sparano?
Cioè, se sparano, s’ammazzeno, se sdereneno, se spiaccicano le capocce?, sciolgono i cadaveri nell’acido?, no perché se no non ne vale la pena.
Ed è per questo che ho sempre avuto un grande rispetto per uno specifico tipo di film: quelli sugli zombi.

I film di zombi sono spettacolari: ti permettono di vedere tutto ciò che nelle altre pellicole è considerato un tabù: pezzi di cervello sulla telecamera, interiora sparse a terra tipo Mocio Vileda, corpi frullati, pustole che esplodono, interviste a Capezzone, ballate dei Negramaro, scavicchi ma non apra! e così via.
Ma la cosa più adorabile dei film di zombi è che non hanno quella fastidiosa pretesa di originalità che tutte le produzioni cinematografiche sembrano ricercare ultimamente.
Niente finali a sorpresa, niente quadri che mutano posizione, salti spazio-temporali o scene viste sei volte da punti di vista diversi.
E soprattutto hanno sempre la stessa trama: i primi cinque minuti del film consistono in inserire-scena-di-vita-quotidiana, i secondi cinque in inserire-servizi-del-tiggì-che-gridano-allarme-su-ripetute-violenze-immotivate-in-città, i terzi cinque in inserire-crollo-totale-delle-comunicazioni-e-intrappolare-i-protagonisti-in-un-luogo-senza-uscita, e poi immediatamente, e senza alcuna ragione, tutti iniziano a trasformarsi in zombi assetati di sangue che dilaniano a morsi le carotidi di qualsiasi personaggio incontrino sulla propria strada.
Così, senza motivo: niente esperimenti del governo, vita oltre la vita: solo un ammasso di morti viventi che sblaaah.

Ed è forse proprio per questa semplicità di base che i film di zombi riescono a commistionarsi perfettamente con tutti gli altri generi: zombi lenti, zombi veloci, zombi comici, zombi nazisti!, zombi nella casa del Grande Fratello, pecore zombi, persino porno zombi.
E mi duole il cuore che non sia ancora riuscito a tirarmi una sega davanti a hot brunette get pus facial ejaculation while eviscerated by monster cock zombie.

E poi c’è un altro fattore che rende i film di zombi assolutamente superiori rispetto a tutti gli altri: la versatilità degli attori.
Davvero, non capisco perché ogni anno l’Oscar come miglior attore non protagonista non vada a chi ha recitato in un film di zombi, che so, tipo Giorgio Napolitano.
Perché se reciti in un film di zombi devi essere camaleontico, devi essere il Roberto Saviano della cinematografia.
Fateci caso, inizialmente i personaggi sono tutti marcatamente diversi: c’è la strafica che oddio-che-schifo-ho-paura però resiste fino alla fine perché è una gnocca e quindi avrà sempre qualcuno a proteggerla per tenere alta l’attenzione del pubblico, c’è il poliziotto che diventa un pazzo sanguinario, c’è la pischella magari un po’ meno gnocca ma una cifra intraprendente, c’è il vecchio che viene sbranato quasi subito, la donna buona che oh, era tanto buona ma ora piantiamole un cacciavite fra le sopracciglia.
Ma, indipendentemente dal ruolo che hanno ricoperto per la prima metà del film, nella seconda metà tutti dovranno essere ugualmente bravi nel fare la stessa identica cosa.
E cioè: sblaaah, bluoargh, sbav, graaah.
Non so se suona come un ossimoro, ma lunga vita agli zombi, gente.

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