Carlotta lascia su Skype

Carlotta mi lasciò su Skype.
Aveva questa convinzione che quando si parla si devono guardare le persone negli occhi, e io la contestavo sempre, dicevo che non è vero, esiste tutta una categorie di persone che, quando ti parla, negli occhi non ti guarda mai, ma non vuol dire che dica cose meno importanti.
Non c’entra niente, diceva lei, è una questione di coraggio.
Non è vero, rispondevo io, è una questione di ciò che si dice. Se ti guardo negli occhi e ti racconto una barzelletta, tipo quella del dottore aiuto, mi scordo le cose, si scorda le cose?, mi scordo le cose?!, non sono mica più coraggioso di quanto sarei se ti dicessi che ti amo. Senza guardarti negli occhi.
Nei tuoi, di occhi. Che mi facevano paura.

Carlotta diceva sempre che avevo degli occhi bellissimi. Diceva che erano profondi, seri e un po’ tristi. Amava viaggiare in pullman con me perché ogni tanto poggiavo la festa sul finestrino e mi perdevo con lo sguardo nel vuoto, e chissà dove sei ora, si chiedeva, chissà a cosa pensi, chissà chi sei.
Poi iniziò a dire che le piaceva che la guardavo negli occhi quando le parlavo, e quando facevamo l’amore.
Poi che amava il fatto che io, in una donna, guardavo principalmente gli occhi.
Infine un giorno disse che avevo smesso di guardarla negli occhi quando le parlavo, e questo voleva dire qualcosa.
Sempre con gli occhi, sempre con questi cazzo di occhi. Me li sarei cavati, gli occhi, avessi potuto. La fortuna e la sfortuna di un uomo non può dipendere da una caratteristica fisica che non sceglie. E neanche dal modo di usarla.

Per Carlotta, smettere di guardarla negli occhi voleva dire non comunicare più.
Per questo mi lasciò.
E mi lasciò su Skype.
Mi sembrò strano ricevere una chiamata da lei, che aveva il mio numero di casa, il mio cellulare e sapeva dove abitavo. Non avevo mai visto il suo nome intorno a due pulsantini, uno verde uno rosso.
Ti lascio, mi disse.
Perché così?, perché su Skype?, le chiesi.
Perché tu non mi guardi più negli occhi, rispose. E voglio che continui così. Perché se ti dicessi questa cosa di persona, tu forse mi guarderesti negli occhi, e io non so se lo sopporterei, non so se sopporterei di ritrovarmi di fronte il passato tirato a lucido proprio nel momento in cui il futuro se lo sta portando via.
Ed era vero. Non la potevo guardare negli occhi, su Skype. Su Skype non ci sono occhi da guardare. Se guardi la webcam non la stai guardando negli occhi, stai guardando la webcam. Se la guardi negli occhi, lei ti vedrà guardare da qualche parte, in un punto imprecisato, in basso.

Carlotta mi lasciò su Skype, e fu in quel momento, che capii quant’è importante guardare le persone negli occhi.

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