Dagli al tintore (trittico sulla misantropia, episodio II)

Dopo aver scritto Un uomo piccolo piccolo mi ha ferito a morte il fatto che nessuno abbia colto il profondissimo e lacerante messaggio sociale alla base del racconto: la mia intolleranza verso le tintorie.
E tale intolleranza diventa ancora maggiore nel momento in cui mi risulta difficile inserire questo articolo nel trittico sulla misantropia, visto che non so come si chiama quello-che-gestice-la-tintoria.
Tintore? Tintarolo? Tinteggiatore? Rin Tin Tin?
Fanculo a Rin Tin Tin, allora.

Non sarò logorroico come al solito: io odio le tintorie per due semplici motivi.
Il primo è correlato all’abnorme quantità di droghe sintetiche che ho assunto nella vita. Principalmente: pomodori secchi, voti al Partito dei Comunisti Italiani e Football Manager 2009.
Tali droghe mi hanno completamente fottuto il cervello.
Detto ciò, siccome ho la sfortuna di avere un lavoro serio, mi trovo spesso a indossare completi. E quando porto il completo in tintoria, lo porto sempre con la stampella, sapete?, le stampelle quelle belle, con le spalle larghe, sinuose, nere. E con quella stampella je lo lascio sempre.
Ma quei fottuti Comunisti senza Dio della tintoria presso la quale li porto, quando me lo ridanno, me lo rifilano sempre con quelle cagate di ferraccio, fine fine, così tenere da tagliarle con un grissino, vaffanculo.
E io ogni volta mi scordo di richiedere la stampella mia.
Che poi, cazzo, un minimo di onestà intellettuale!
Sarebbe come se, ogni volta che ho portato a riparare la macchina, me la darebbero con lo sterzo di una Twingo.
(Pregasi notare che coniugare i verbi della frase qui sopra era complicatissimo, e per questo ho deciso di sbagliarne una manciata a caso)
(Così, per confondere le acque)
(L’ho buttata in caciara)

Ma la cosa che mi fa veramente inviperire delle tintorie è il post-it.
Siccome il tintore è un mestiere mai morto, tipo l’idraulico, per intenderci, le tintorie lavorano un sacco. E hanno una valanga di vestiti.
E cosa è venuto in mente a questi luridi capitalisti succhiasangue, per distinguere un vestito da un altro? Ma assegnare un codice, è ovvio.
E come lo appongono, sul vestito, ‘sto codice?
Spillano un post-it su ognuno dei capi.
Geniale. L’invenzione della ruota, la scoperta della forza di gravità, i 4 salti in padella, aver appurato che Felipe Melo è una pippa e Christian Bale un attore di merda: centinaia di migliaia di anni di evoluzione buttati nel cesso. Perché nel duemilaundici ancora spilliamo i post-it sui vestiti.
E non devo certo spiegarvelo io, che enorme cagatura di cazzo sia togliere le spillature dal vestito. Tanto più che, di averle ancora addosso, me ne accorgo solo quando Alicia Rhodes mi sta calando i pantaloni per succhiarmi l’uccello. E a quel punto mi tocca strapparlo al volo.
No, scherzo, a quel punto mi faccio il bidet e spengo PornHub.

Però insomma, va a finire che sui miei completi c’è più ferro che negli Special K.
E la mia donna mi ha mollato definendomi un inutile amasso di metallo senza cuore.
Fanculo a Rin Tin Tin.

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