Recensione di “Roma, lato B” sulla Stamberga dei Lettori

Il titolo originale del mio romanzo d’esordio Roma, lato B era Puttana numero cinque.
Quando la casa editrice mi ha proposto di cambiarlo ero scettico, perché voglio dire, il titolo del tuo romanzo d’esordio è un po’ come il nome del tuo primo figlio, è altissimo il rischio di rosicare se qualcuno decide di mutarlo, un po’ come dire: da ora in poi non si chiamerà più Lorenzo, ma Daniele.
Superata la fase di orgoglio compulsivo, però, ho accettato la novità e anzi, ora mi piace molto.
Ma se c’è una cosa che il titolo originale riusciva a cogliere è che quel romanzo è veramente una puttana.
Nel senso, dentro c’è qualsiasi cosa, è un libro che strizza l’occhio un po’ a tutti: chi cerca sentimenti sparsi a caso tipo pecorino sulla carbonara come rabbia e amore, cervelli spappolati, sicurezza stradale, improbabili incroci pulp/grotteschi, qualche sorriso qua e là, violenza psicologica e verbale, polizia, sesso, informatica, miniature dei Power Rangers e così via.

Mi sorprende il dualismo con cui la gente si rapporta al mio romanzo.
Chi mi conosce ne è rimasto quasi spaventato: mi dice ao’, ma come fai a mettere sulla piazza tante parti così intime della tua persona, le prime ottanta pagine sono per certi versi un viaggio dentro Claudio, una visione del mondo che ti rende così nudo di fronte a chi legge.
Chi non mi conosce, invece, ha avuto le reazioni più disparate: c’è chi l’ha trovato spassoso, chi di una violenza inaudita, chi addirittura mi ha chiesto se ci fosse qualcosa di me in qualche specifico personaggio, mentre ognuno di loro rappresenta un lato specifico della mia persona.

Vittoria A., autrice del libro Dannati Danni, non mi conosce. Ha letto il mio romanzo, le è piaciuto molto, a quanto pare, ed è riuscita a cogliere una valanga di dettagli che erano sfuggiti anche a me.
Dopo l’intervista che mi ha fatto per la Stamberga dei Lettori, ha deciso di scrivere anche una gratificantissima recensione del romanzo, che potete trovare a questo indirizzo.
Per sviare le malelingue, ci tengo a precisare che Vittoria A. non è mia madre, non è la mia ragazza, non mi ha comprato il dominio di ciclofrenia.it e non le ho mai offerto buoni pasto o ricariche Wind da dieci.

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