Sangue

E dunque c’è questa domanda, originale quanto un paio di All Star: in una donna guardi più la bellezza fisica o la personalità?
Ci ho pensato un sacco di tempo, poi sono giunto a una stima accettabile: 63,9% bellezza fisica, 32,4% personalità, 3,7% non sa/non risponde.
Ma poi ho capito che il problema è nella domanda stessa, perché ponendola in questa maniera si perde il contatto con la natura della questione.
Tipo quando sei al supermercato e in un colpo solo scopri di aver perso le chiavi di casa e il tuo bambino di tre anni. Poi scopri di aver dimenticato il bambino sulla mensola all’ingresso di casa e che le tue chiavi sono state rubate, rasate a zero, portate di soppiatto in Tailandia e usate per il traffico di organi o la prostituzione minorile. O qualcosa del genere.
Mi sto perdendo: la sostanza è che non posso dire di preferire la bellezza fisica alla personalità. Piuttosto, tendo a legare la personalità alla bellezza fisica.
Nel senso che quando conosco una ragazza, la sua bellezza fisica è il punto di partenza, il portale che avvia quell’esperienza lisergica che è il viaggio dentro una persona.
Il che, il mio pusher di Talenti l’avrebbe detto più o meno così: se sei ‘na busta de piscio manco te guardo.

Certo, questo porta a deviazioni dannosissime.
(Ah, e puttana, avrebbe aggiunto)
Nel senso che con questo metodo l’analisi della persona è deviata, perché più la ragazza mi piace, più partirà da un “voto alto” nell’opinione che mi faccio di lei.
Se una donna è gnocca, qualsiasi infinitesimo suo particolare che la avvicini anche di poco alla categoria delle persone interessanti sarà artificialmente ingigantito.
Mi è capitato, per esempio, mentre frequentavo una che definirla gnocca è un insulto a Giovanni Rana.
Giovanni Rana fa i tortellini, coglione.
Eh, vabbè. Sta di fatto che mi disse che una volta, a scuola, durante un’ora di supplenza, fu data alla classe la libertà di fare ciò che preferisse.
Lei disegnò una barchetta che lentamente si approcciava a un’isola con una palma in mezzo.
E io giudicai la cosa come un indubitabile segno di una profonda velleità artistica.

Sta di fatto che però, mi sono accorto di pensare una cosa. E dico mi sono accorto perché mi rendo conto che non è una bella convinzione, anzi: direi che non sono per niente d’accordo con quel coglione nasiforme di me stesso.
Ehi, bada a come parli, cazzone pseudo-batterista fallito e polipone. Tzè. Giovanni Rana… ‘fanculo.
Il fatto, dicevo, è che l’armonia dei tratti facciali, la poesia della struttura del corpo, l’essere bella, io lo vedo in qualche modo come un merito.
E il ritmo dei corpi che si incastrano, le autostrade sul collo e sui fianchi, le mani che affondano nei capelli, gli occhi nel vuoto che solo il sesso sa regalare, quelli sono momenti di fondamentale estasi estetica per cui mi sento sempre, in qualche modo, in dovere di ringraziare.

E quindi sì. Direi proprio che è un merito.

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