Post-graduation syndrome

Venerdì 21 gennaio mi sono laureato.
Però uhm, insomma.
Voglio dire, ho 27 anni, lavoro già da tre, ho cominciato a che mi mancavano due esami e la tesi. E devo dire che le tasse universitarie degli ultimi tre anni, tutto sommato le ho capitalizzate: un esame il primo anno, un esame il secondo, la tesi il terzo.
Però avevo questa spada di Damocle costante, mi mancava così poco e mi dilungavo tanto, specie gli ultimi tempi, dovevo fare solo la tesi, era un’ansia costante, vedevo la gente intorno a me che si laureava, si sposava, aveva figli, finiva Call of Duty Black Ops, organizzava festini a botte da trenta mignotte l’uno, si masturbava a testa in giù, insomma faceva progressi. E io ancora fermo lì.

Quindi mi aspettavo una liberazione totale, il giorno della tesi, l’orgasmo più grande della mia vita, la prestazione di Bartelt contro la Fiorentina del 17 ottobre ’98.
E invece no.
E invece, la mia sensazione, appena proclamato dottore in Scienze Comuniste, è stata e ora?
E ora, che cazzo faccio?
Voglio dire, studio da quando avevo sei anni, nella vita non ho fatto altro che studiare, duecentocinquantadue mesi tra i libri e Football Manager, e ora mi finisce tutto così, con il presidente di commissione che dice in base ai poteri a me conferitemi da bla-bla-bla la proclamo dottore in Scienze Comuniste e bla-bla-bla? Tante grazie, in bocca al lupo, arrivederci sa’, buon proseguimento e baci ai pupi?
E basta?
No, cioè, non è sufficiente.

Io volevo qualcosa di straordinario.
Dopo tutti ‘sti anni sui libri, mi aspettavo almeno uno dei seguenti scenari.

SCENARIO 1
Durante la proclamazione parte Post Mortal Ejaculation dei Cannibal Corpse, i professori sventolano torce infiammate facendo headbanging, il presidente di commissione si strappa di dosso il completo rivelando una salopette di pelle con disegnata una croce al contrario e mi proclama dottore in Scienze Comuniste in growl.

SCENARIO 2
L’intera commissione di laurea si spoglia all’improvviso urlando e ora, BUNGA BUNGA!!!; professori, laureandi e pubblico iniziano a penetrarsi a vicenda tutti gli orifizi possibili, poi la Boccassini ci mette tutti sotto intercettazioni e io vado in televisione sbraitando che è un complotto, e che comunque rega’, me sto a batte una (tratto da una storia vera).

SCENARIO 3
Il presidente di commissione mi guarda fisso negli occhi e mi dice che in realtà è mio figlio, e che sto vivendo una realtà parallela perché sono in coma da 27 anni, i miei amici non esistono, la mia famiglia non esiste, PornHub non esiste e gli uomini sono in realtà microrganismi ovipari che si riproducono leggendo i libri di Fabio Volo (che ovviamente è un microrganismo oviparo pure lui).

SCENARIO 4
Dagli altoparlanti dell’università (quali altoparlanti dell’università?) parte Buffalo Soldier di Bob Marley e il presidente di commissione inizia a rollare un purino d’erba mentre i laureandi suonano i bonghi sventolando bandiere del Che. Per il Consiglio Universitario Nazionale saremo un milione, per la questura quattordici.

SCENARIO 5
Il presidente di commissione dice in base ai poteri a me conferitemi da vi ammazzo tutti, luridi figli di puttana!, estrae un Uzi dall’interno della giacca e fa fuoco su commissione, laureandi e pubblico, trincerandosi dietro la cattedra e urlando nel walkie-talkie ci stanno attaccando!, poi lancia una bomba a mano urlando bastardi!, sventra l’aula e uccide tutti i presenti. Su ogni cassa da morto sarà rigorosamente presente un tricolore. Per il Governo saremo morti per la patria, l’opposizione reclamerà il ritiro delle truppe dal Gelministan.

SCENARIO 6
Il presidente di commissione dice in base ai poteri a me conferitemi da sbluoargh!, e si tramuta in un blob che si sparge su tutto il pavimento dell’aula e assorbe tutti i presenti mormorando venite via con me nell’oscurità.

SCENARIO 7
Mentre mi proclama dottore in Scienze Comuniste, al presidente di commissione parte “un mega bombardone che sembra l’inizio di Welcome to the jungle dei Guns’n’Roses”, in preda al panico esclama cristoddìo, la faciolata de nonna Pia!, poi comincia a cantare, ruttando, e daje de tacco, e daje de punta, quant’è bona la sora Assunta, spigni lo spago, tira ‘na sega, bonaséra, bonaséra.

La maggior parte delle persone vede la morte come una luce bianca in fondo a un tunnel.
Be’, io ci sono passato, e posso assicurarvi che non è così.
Innanzitutto la luce è verde, poi non è un tunnel ma una sopraelevata, e un attimo prima di trapassare si vede il faccione di Mike Bongiorno che grida allegria!
No, scherzo.
La luce è bianca.

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