Dovevo fare la mignotta

Perché diciamocelo chiaramente, Ruby è veramente una dì-èsse-èmme.
Considerato il fatto che con una gnocca di tale livello non esiste strategia di successo che comporti una pena inferiore ai cinque anni di detenzione, con ‘sti tre anni di galera che Berlusconi si rischia, voglio dire, tutto sommato ci ha guadagnato.
Ma poi chi ci avrebbe mai pensato? In circa trent’anni di onorata e sfavillante carriera da imputato, se l’è scampata da reati come concorso esterno in associazione mafiosa, strage, traffico di droga, finanziamento illecito ai partiti, corruzione, falsa testimonianza, falso in bilancio aggravato, barzellette che non fanno ridere, acquisto di Klaas-Jan Huntelaar, assopimento multiplo durante le sedute parlamentari, Mister-Obama!, Mister-Obama!, e ora rischia di finire in carcere per una mignotta minorenne. Minorenne per una manciata di settimane, poi. Di donne gnocche al mondo ce ne sono a valanga, gente, com’è possibile che non ne abbia trovata un’altra altrettanto appetibile che superasse l’età della legalità?
E il bello è che si è inculato da solo. Con questa storia del populismo, della politica cartellonistica da spot di Rete Quattro, voleva fare l’intransigente, lui, e mandare in gattabuia Rumeni, zingari, negri e musi gialli cagarisobasmàti che – anatema! – sfruttano le povere ragazze bisognose. E allora ha escluso dai benefici carcerari crimini che alla gente bene non verrebbe mai in mente di commettere, come il favoreggiamento della prostituzione minorile.
Ma non aveva considerato che il primo Rumeno zingaro negro muso giallo cagarisobasmàti è lui.

C’è tanta gente, nel cesso in fondo a destra, che accusa la sinistra di identificare in Berlusconi il male assoluto, l’origine di tutti i problemi dell’Italia.
È vero. Io penso che sia vero. Io Berlusconi lo odio, lo voglio veder sparire tipo i fratelli di Marty McFly in Ritorno al futuro, e voglio che si percorra qualsiasi strada possibile perché ciò accada. Perché a me delle mignotte non interessa una mazza, se avesse fatto solo quello, insomma, chi se ne frega. Ma visto che non si riesce a incastrarlo neanche per il più grave dei reati sopracitati (l’acquisto di Huntelaar), vanno bene anche le mignotte.
Invidia!, dirà qualcuno.
Certo. È sempre invidia. Se metti in rilievo qualche aspetto fastidioso di Spinoza è invidia, se critichi un certo stereotipo di fotografo è invidia. Allora facciamo così, la prossima volta me la prenderò con Alberto Torregiani. Voglio vedere se qualcuno avrà il coraggio di dire è invidia.

Comunque, in ossequio alla par condicio, oggi voglio spezzare una lancia in favore di Berlusconi. Perché in tutta questa storia, almeno una cosa buona l’ha fatta.
Mi ha fatto capire che dovevo nascere mignotta. E se riesce a farmi desiderare una cosa del genere, allora vuol dire che è stato capace di attuare una profonda rivoluzione nella scala sociale.
Berlusconi è come Gesù Cristo: profondamente attento ai bisognosi, agli ultimi, alla gente che sta in mezzo alla strada, un falò improvvisato e giarrettiera al vento.
Anzi, ma che dico?, altro che Gesù Cristo!, Berlusconi è come Fabrizio de André (che almeno è esistito davvero):

Una bimba canta la canzone antica della donnaccia
Quel che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia
E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l’esperienza
Dove sono andati i tempi di una volta, per Giunone?
Quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione

Berlusconi ha tolto le prostitute dalle strade e le ha portate in Parlamento, nei consigli di amministrazione regionali, nei ministeri, o perlomeno a far la fila da Gucci con l’American Express Platinum.
E ora fare la mignotta è un lavoro prestigioso, non bastano anni di studi. Fare la mignotta è più desiderabile di un posto da amministratore delegato di PornHub.
E val bene il ciclo mestruale, i dolori del parto, le ore di trucco nei bagni di Arcore e qualche cistite in più.

Ho sentito la chiamata.
Io ce l’ho, la vocazione.
Silvio, ti prego, assumimi come mignotta.

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