Amore splatter

Pic: SadTeena

AVVERTENZA SUI CONTENUTI
Questo è un racconto grottesco ad altissimi contenuti splatter. Se non siete stomaci forti, vi sconsiglio caldamente di cimentarvi nella lettura.
Vi ho avvertito, eh.

AMORE SPLATTER
Tagline
: A mia sorella piacciono un casino le sorprese!

In pratica c’era questo mio amico, Claudio, che poi amico, insomma, ci andavo all’università insieme, ma non è che ci frequentassimo più di tanto.
Aveva perso la testa per mia sorella Lavinia, ma letteralmente, mi chiedeva di lei in continuazione, chi frequentava, quanto spesso usciva, se aveva l’òmo. Finché mi supplicò di organizzargli un appuntamento con lei, creando magari i presupposti ideali perché la serata sfociasse in un bacetto o, nel migliore dei casi, un cumfarting.
E alla fine accettai, voglio dire, in fondo Claudio era un bel ragazzo, uno studente discreto, una persona tuttosommàto intelligente, ciaveva pure una bella macchina.
Poi lasciamo stare che mi diede duecento euro, eh.

Allora iniziai a fare pressioni su mia sorella: e lo devi conoscere perché di qua, e magari organizzo un cinema, e Madonna Claudio mi ha regalato un iMac 27 pollici, e ma sai che Claudio cià bisogno di una terza gamba nei pantaloni.
Finché alla fine non cedette: e conosciamo ‘sto cazzo de Claudio, disse (non è che mia sorella brillasse per entusiasmo).
A casa sua gli avevo acchittato una roba da YouJizz: camino acceso, Johnny Walker Green Label che a Lavinia piaceva da morire, mazzo di rose in mano, e il tocco finale.
Il tocco finale consisteva in una sorpresa, che mia sorella adorava: una volta aperta la porta di casa, Claudio si sarebbe nascosto in un armadio, per poi uscire, mazzo di rose in mano, una volta che Lavinia l’avesse cercato per un po’.
Lasciandovi soli in queste condizioni, gli dissi, come minimo gli fai un facial.

Lavinia citofonò. Claudio aprì, aperse la porta e si nascose in un armadio in salotto.
Il mazzo di rose, coglione!
Ah, oddìo, scusa!, grazie.
Lavinia entrò. Chiamò Claudio un paio di volte, poi, non vedendolo entrare, superò l’ingresso e andò in salotto.
Immaginando che lui fosse al bagno, si sedette sulla poltrona.
Dopo cinque minuti accese la televisione.
Dopo dieci, bestemmiò a denti stretti tre Santi: Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Ilario di Carcassonne e San Pancrazio di Taormina.
Poi iniziò a girare per la stanza, le braccia conserte chiamando Claudio?
E non appena passò accanto all’armadio, lui ne saltò fuori all’improvviso spalancandolo, le rose in mano, urlante tadà!

Ma facendo ‘sta cazzata, l’anta dell’armadio colpì violentemente mia sorella, spaccandogli la faccia sull’emisfero destro e disegnandole addosso una maschera di sangue.
Lavinia cercò di tamponare la ferita ma scoprì che le cose stavano peggio di come immaginava: non c’era infatti nessuna ferita, il naso era stato completamente sparato via dalla faccia e le era rimasto il buco triangolare, quello che vedi sui teschi, da cui fuoriusciva sangue bluastro misto a muco e pezzi di cartilagine.
Pensando che fosse un tentativo di stupro, Lavinia affondò la mano nella borsa e ne estrasse lo spray al peperoncino, poi lo spruzzò in faccia a Claudio, i cui occhi si arrossarono immediatamente facendolo lacrimare sangue.
Istintivamente portò le mani al volto, senza considerare che in mano aveva ancora le rose: le spine si conficcarono per mezzo centimetro buono nella carne e nei bulbi oculari, facendo sgorgare una gelatina biancastra lungo gli zigomi, mentre Claudio agitava le braccia a casaccio, urlando oh mio Dio, oh mio Dio.

Lavinia si dimenava in cerca di un fazzoletto, qualcosa con cui arginare i fiumi di sangue che le colavano sulla mascella spaccata: un occhio, non avendo più il sostegno degli zigomi in basso, scivolò via dalla cavità orbitaria e iniziò a penzolargli davanti alla bocca.
A quel punto perse il controllo e iniziò a correre isterica per la stanza, finché non inciampò nel gradino che portava al camino e finì con la testa dritta dentro al fuoco.
I capelli, pur unti di sangue, presero fuoco immediatamente e la carne viva iniziò a friggere; Lavinia cercava disperatamente di soffocare l’incendio sbattendosi le mani in faccia, le dita che si appozzavano nella cavità orfana dell’occhio, facendo sgluosh-sgluosh.
Claudio percepì le fiamme divampare, e, il mazzo di rose ancora piantato in faccia, cercò a tentoni qualcosa per spegnere l’incendio. Trovò un bicchiere, e senza pensarci due volte lo rovesciò verso Lavinia, o perlomeno dove pensava fosse Lavinia.
Sfortunatamente, la centrò in pieno, perché altrettanto sfortunatamente, nel bicchiere non c’era acqua, ma il Johnny Walker Green Label.

Le fiamme schizzarono in alto annerendo il soffitto, e mia sorella divenne immediatamente una torcia umana urlante.
Il controllo l’aveva perso da un pezzo, ora correva senza direzione per la casa, imprecando contro la Madonna, Iddìo e il gol di Turone.
Giunse in balcone correndo dritta davanti a sé e si scontrò violentemente con la balaustra all’altezza del bacino, e roteò di centottanta gradi al di là del balcone.
Vorticò nel vuoto e incontrò il cancello della casa al piano di sotto: gli spuntoni gli si conficcarono nelle gambe, tranciandole di netto. Metà mia sorella cadde all’interno della casa, l’altra metà al di fuori e incontrò accidentalmente l’interruttore degli annaffiatori automatici, azionandoli.

Claudio riuscì finalmente a staccarsi il mazzo di rose dalla faccia e si precipitò in balcone.
Quello che vide nel giardino sotto casa non aveva niente da invidiare a un film di Rodríguez.
Bagnata dagli annaffiatori, mia sorella giaceva a terra, panza all’aria. Dalle gambe mozzate fuoriuscivano i femori spaccati a metà tra un groviglio di carne squarciata e terminazioni nervose.
Ancora viva, agitava lenta le braccia, vomitando sangue e bile giallastra, e mugugnando non ho più le gambe!, non ho più le gambe!

Claudio abbassò lo sguardo e rientrò in casa.
La faccia rigata di sangue, prese in mano il cellulare, e mi chiamò.
“Pronto, Alfio?”.
“Ciai scopato?”.

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