Gnoccacentrismo (Desperate guys, parte terza)

Quant’è brutto, quando hai pronta la risposta a una domanda che nessuno ti fa.
Quella sera, per me la risposta era il campionato tedesco.
E la domanda, quella era descrivi questa serata in tre parole.
La quintessenza dello Gnoccacentrismo.
Infatti quella serata era il campionato di calcio tedesco perché, e solo perché, lei era il Bayern Monaco.
Una squadra schiacciasassi, storica, il cui strapotere non ha la minima possibilità di essere intaccato dalle altre, miserrime diciassette.
Perché lei stava avanti.
Lei era la variabile impazzita, in continuo movimento.
Un momento, lei era un labbro troppo sottile. Un altro, una coda di cavallo. Un altro ancora, una sigaretta di Drum, e poi un paio di pantaloni troppo larghi.
Poi ancora, una birra in lattina, una playlist di Windows Media Player (anatema!), un paio d’occhi che parevano fotoscioppàti.

E infine, come sempre, lei fu il mio costante e immutabile senso di inadeguatezza.
Il mio sentirmi sempre e comunque un full contro una scala reale, una Maria Teresa Ruta contro un Jim Morrison, una Rizla Blu contro una King Size Slim.
Il mio capire che, per averla, mi sarebbe sempre mancato qualcosa.
Un qualcosa che non era possibile migliorare né tantomeno apprendere, la nota a piè di pagina che quando la metti Word 2008 va in crash.

Perché, a pensarci bene, lei era il Bayern Monaco, ma solo perché le altre erano il Norimberga, il Borussia Mönchengladbach, il Lokomotive Lipsia.
Perché, avessi avuto a disposizione tutta Europa, lei non sarebbe mai stata il Bayern Monaco.
Ma l’Arsenal.
Una squadra dinamica, giovane, frizzante, disordinata, edonista, fuori di testa e un po’ eterea. Una squadra capace di imprese mirabolanti come di clamorosi tonfi, che ti fa entusiasmare come roderti il fegato.
Solo l’Arsenal era in grado di rappresentare quel senso di incomprensibile vitalità che emanava quella sera.
Perché cazzo, se lei era, era fottutamente rock.

Alcune donne sono il Manchester United.
Strabordanti, onnipotenti, vere e proprie macchine da guerra, donne che stanno alla figa come Marx sta al determinismo storico.
Donne che rappresentano la prova vivente della selezione naturale di Darwin, donne con cui non esiste strategia di successo che comporti una pena inferiore ai cinque anni di detenzione.
Ma donne con cui non c’è gusto, perché hanno già visto tutto, già testato ogni approccio, e portano con sé l’ineluttabile noia del vissuto.

Poi, ci sono donne che sono come l’Udinese.
Dalla potenzialità inespressa, iniziano sempre la stagione puntando alla zona Uefa, ma poi scapocciano, finiscono le partite in nove, giocano sottotono, e finiscono per salvarsi all’ultima giornata.
Queste donne è bello scoprirle, scavarle dentro, e meravigliarsi della luce propria che, celatamente, sanno emanare.
E che liberano con lo stesso impeto con il quale liberano la propria rabbia.

Ancora, c’è la donna-Sampdoria.
Squadra affidabile, solida, costante, che non rischia mai la retrocessione ma raramente punta al vertice, si accontenta della parte sinistra della classifica.
Donne che ti stanno bene se alla fine, la vita è trova moglie, fai figli, lavora, calcetto ogni tanto e mi fai le orecchiette al pesto?
Ideale per quegli uomini, e ce ne sono tanti, che semplicemente non hanno voglia di fare capolino sullo spettacolo meraviglioso e inquietante della vita.

Poi ci sono donne come la Lazio, cioè che sono semplicemente delle merde.

Infine ci sono donne come il Chievo e il Torino, costantemente in bilico, troppo forti per la serie B e troppo scarse per la serie A, loro non vivono, loro galleggiano, galleggiano per la sopravvivenza, e cercano un uomo che sia sempre e comunque un bracciolo.
Donne a tempo più determinato di un Co.Co.Co., donne che possono reputarsi fortunate se hanno il tempo di farsi il bidet prima che scusa ma voglio restare solo, sai, devo studiare, e poi gioca ‘a Maggica, oggi.

Ma lei, lei era l’Arsenal, altroché.
Romantica, di stomaco, vitale, corale e un po’ triste.
Metafora perfetta di quell’irrinunciabile poesia crepuscolare che è la donna.

Nelle altre puntate: #desperateguys

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