La solitudine dei numeri vivi

Di fronte casa mia abitano due vecchie.
Ma non due generiche anziane signore. Due vecchie.
Perché si sa che da che mondo è mondo la terza età femminile si ripartisce in tre sottocategorie: le vecchine, gli spot a favore dell’eutanasia e, appunto, le vecchie.

Le vecchine sono basse, hanno i capelli grigi, tutti grigi, e portano quei berrettini flosci e rosa, con il pallino sopra. Malgrado l’età, si truccano ancora, e discretamente bene.
Portano sempre con sé delle borsette piccoline, indossano spesso troppo rosa, e sono quelle che ti rivolgono la parola quando stai in fila alle poste, con la scusa di che mi sa dire questo?, e poi attaccano a parlare del tempo, di questa gente di oggi che va sempre di fretta e dei tempi miei, ah, i tempi miei, intervallando il tutto con affabili sorrisi.
E tu sorridi, sorridi e annuisci, perché malgrado ti stiano spaccando il cazzo, te lo stanno spaccando in maniera carina.

Gli spot a favore dell’eutanasia, più che a esseri viventi somigliano a larve umane. Larve che il contributo che danno alla vita è più o meno pari a quello che Manuela Arcuri dà alla programmazione in Java.
Sono quelle vecchie con la bava che je cola dalla bocca senza denti, che mugugnano parole sconclusionate cui parenti apprensivi rispondono sì, sì e sì, rimediando in zona Cesarini all’indifferenza che hanno regalato loro per tutta la vita, finché la loro prossima dipartita, e la riassegnazione delle proprietà immobiliari che ne conseguirà, li ha costretti a pensare che poverina, se ne sta andando, ha lottato tanto, è una donna forte, per il testamento come rimaniamo?
“Eh, nonna? Per il testamento come rimaniamo?”.
“Sblaaargh, blah, affabbah, fluoah”.
“Bene. Una firma qui, per favore”.

Poi, le vecchie.
Quelle coi capelli sale e pepe, arruffati, la bocca costantemente imbronciata, quelle che ti scassano i coglioni se non lasci libero il posto in autobus, che quando bussi alla porta di casa loro per elemosinare un po’ di sale pensano che tu voglia vendere qualcosa.
Anziane signore che godono di un’inspiegabile quanto indesiderabile vitalità, che quando esci di casa ti guardano sospette, neanche ti portassi appresso un LCD da trentadue pollici, e tu vorresti dire ao’, ma io qua ce vivo, ve ne siete accorte?, ma loro non fiatano, perché comunque sono vecchie, e in quanto vecchie sono deboli, deboli fisicamente, e hanno paura.

‘Ste due vecchie vivevano insieme, studentesse fuori sede con qualche decade di ritardo.
Vivevano insieme perché erano sole, fottutamente sole, sole di quella solitudine che solo la vecchiaia sa regalare.
La solitudine delle ciabatte a fianco al letto, dei piatti sempre lavati.
La solitudine dell’a letto alle nove e mezza, del brodo vegetale, la solitudine di Affari tuoi.
La solitudine del telefono che sì, mamma, scusa ma ho da fare, del quanto rompi il cazzo, del meno male che me ne so’ annato de casa, la solitudine del quando ciò tempo lo faccio, del di figli ce n’hai tre, chiedi a Roberto.
La solitudine di chi ha già sputato tutta la vita che aveva, e prima era un catarro bianco, cattolico, poi marrone-caffè, poi di sigaretta, mentre la vita gli si incancreniva addosso, e infine ‘ste vecchie hanno cominciato a sputare sangue, a sputare via il po’ di vita che rimaneva loro, con rabbia e dolore. Fisico.

È successo che una delle due vecchie è schioppata.
Come, non lo so. Cancro, infarto, morte naturale, poco importa.
Quello che importa è che quando è morta, l’altra si è armata della forza che forse non aveva mai avuto, e l’ha messa nel cassettone.
L’ha messa nel cassettone perché voleva continuare a prendere la pensione, perché con duecentocinquànta euro al mese non je la faceva, e chissà, forse era proprio questo, il motivo per cui quelle due vecchie che litigavano sempre alla fine condividevano lo stesso tetto.

L’hanno scoperto due mesi dopo, ché la puzza di morto è più forte di qualsiasi altra al mondo, e ci potete credere pure se avete mangiato la pasta integrale Tesori del forno del Todis (mortacci sua).
È arrivata la polizia, e ci hanno messo ìcs, a trovare la vecchia nel cassettone, e allora l’altra l’hanno portata via di peso, ciavéva il solito broncio, gli occhi sgranati, sembrava non capire di aver fatto una cosa che il Bufalo di Romanzo Criminale je faceva ‘na pippa.
Soprattutto, sembrava non capire che non avrebbe più avuto nessuno che rispondesse a una sua domanda, che assaggiasse il brodo vegetale, che tossisse mentre dormiva.
Nessuno con cui litigare al mattino, nessuno che scendi a prendere la posta, per favore, nessuno che le rubasse la vestaglia. Non avrebbe mai più avuto nessuno in grado di farla sentire, tutto sommato, ancora viva.

Perché i figli, a un certo punto, partono per la tangente e se ne vanno.
E se sei così sfigato da vivere una vita lunga, se fai la cazzata di non fumare e bere come un pazzo, poi alla fine tutti gli amici, tutte le persone a cui tieni, te le ritrovi sotto i crisantemi.

E chissà, forse è proprio questo, il motivo per cui l’ha messa nel cassettone.

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