Leonardo Muraro, e le provocazioni del cazzo

Un paio di giorni fa Leonardo Muraro, il presidente della provincia di Treviso (leggasi: Leghista frustrato per non poter sedere in Parlamento ad abbaiare contro Rom, negri, froci e sostenitori della teoria che l’uovo nella carbonara vada cotto), se n’è uscito delirando che la polizia dovrebbe avere l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto degli sciacalli del maltempo.

Quando poi qualcuno gli ha fatto notare che i film di Sergio Leone erano veramente bbbellissimi, ma: (i) erano ambientato nel Far West; e (ii) Sergio Leone era di Roma, il Muraro se n’è uscito dicendo che lui non deve scusarsi con nessuno perché dài, era una provocazione, tra l’altro ben riuscita perché si sta parlando del problema.

Ma che siano stramaledetti gli inventori dell’uvetta, così è troppo facile, cazzo. Con ‘sto metodo della provocazione, qualcuno potrebbe, per assurdo, proporre cose allucinanti, fortunatamente mai sentite, tipo la castrazione chimica per gli stupratori o non dare la casa ai negri. Troppo facile.

Ora voglio fare pure io così.
Visto che ultimamente ho la vita sessuale di un programmatore in Java (citazione dal mio romanzo d’esordio Roma, lato B, un po’ di spam non fa mai male), ho deciso di applicare la strategia Murariana per abbordare una donna.

“Ao’, non hai capito, io ho un membro abnorme!”.
“Ma davvero?”.
“Sì, non hai capito, è una roba assurda, te lo sogni un manico come il mio!”.

E, una volta che si troverà di fronte all’imbarazzante realtà.

“Ma che è ‘sta roba? Avevi detto di avere un fallo di proporzioni priapiche!”.
“Ma dài… era una provocazione. E ha funzionato”.

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