Apologia della donna stronza

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Il mistero di una donna è un dolore che non si rimargina e neppure si riesce a imparare. L’uomo non imparerà mai a essere donna, e neppure una donna imparerà mai ad essere donna. Quando una donna nasce lo fa per sempre. Un uomo nasce solo per ferire, morire e ferire di nuovo; offendere, chiedere perdono, amare, amare di nuovo, di nuovo scappare, ferire, amare di nuovo e di nuovo morire. L’uomo vive per lasciare impronte nella neve, nell’illusione di fare traccia di sé. La donna la neve e il paesaggio che si farà primavera. La donna è una sfida che ti sfida. La donna è un ordigno, e l’uomo è un bambino che non riesce a capirci niente e lo distrugge, per piangere subito dopo e dare la colpa alle istruzioni. Ma la donna e il cielo non hanno istruzioni.

Filippo Timi, E lasciamole cadere queste stelle

Già, perché l’errore che la stragrande maggioranza di noi uomini commette è proprio quello di pensare che una donna sia solo e semplicemente una donna.
Senza capire che la summa, il vero punto di forza, il vulcano che erutta, in una donna, non è l’animale, l’essere fisico che hai fronte a te, ma tutto ciò che di esso non riesci a vedere, tutto quello che ti è nascosto, occultato. Omesso.

I minuti di troppo passati nei cessi pubblici.
La faccia che ha la mattina appena sveglia.
Gli assorbenti interni nella borsa.
I momenti in cui si trucca, e quelli in cui se lo rinnova, il trucco.
La cacca.
Quanto paga per le gonne che compra.

Noi uomini siamo così insopportabilmente chiari, così palesi, abbiamo una tendenza incomprensibile e autolesionista a raccontare ogni minimo dettaglio di noi stessi.
La masturbazione, le partite alla Pleistéscion, le scopate nei cessi degli alberghi, le sigarette di troppo.

Le donne, invece – ah, le donne -, sono così maledettamente donne proprio quando mantengono un velo di ambiguità, quando dimostrano di avere certi angoli oscuri che no, mi dispiace, muro, traversa, senso vietato, di qui non si passa.
Ed è per questo che sono sempre stato allergico alle donne con cui il rapporto è chiaro.
Quelle che, ad esempio, lo capisci subito se sono interessate a te.
Quelle che sono loro a chiederti di uscire, di vedere un film, a scrivere frasi ammiccanti su Skype, ad abusare delle emoticon, a invitarti ai concerti di improbabili gruppi afro.
No, gente, non ci siamo, qua sono io quello che deve prendere le tranvate in faccia, sono io quello che deve sputare lacrime e sangue, sono io a dover camminare in equilibrio sul sottile filo che divide il successo dalla figuradimmèrda.
La donna è fatta per essere mistero, e tu, della donna, non devi mai sapere.

Ed è proprio in quest’ottica che io amo la donna stronza.
Stronza.
Quella che – ah, la donna stronza – non solo chiude a doppia mandata qualche decina di stanze della sua vita, ma ti piglia anche a calci nel culo se provi a entrarci.
Quella che gioca con i tuoi sentimenti, che i ritmi del rapporto li decide lei, che non si fa problemi a smerdarti davanti a tutti, che non ascolta le canzoni che le linki sul Tubo, che rifiuta ogni invito a un concerto perché non le piace il gruppo, che ti essemmèssa dieci minuti prima che tu stia uscendo di casa per andare a prenderla, improfumato, intriso di lavanda, per dirti che no, stasera sono stanca, facciamo un’altra volta.

E tu là, con la lingua penzoloni, a dipendere dal tuo personalissimo battiscopa.
Uomo, figlio impaziente di un’eterna e ingenua speranza.

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