Lontano dai pasti, lontano dal cuore

Ricordo benissimo che in quei giorni dovevo rinnovare la carta d’identità.

Ché me lo diceva sempre, miamàdre, mi raccomando, fallo prima della scadenza, altrimenti dopo è una rottura di scatole, eppòi lo sai che è una rottura di scatole anche prima, meglio farle subito ‘ste cose, altrimenti poi una vita.

Invece, tra l’altro, scoprii che, caso più unico che raro in Italia, rinnovare la carta d’identità non era affatto una rottura di scatole, népprìma, néddurànte, néddòpo.
Sì, perché ora, col fatto che dura dieciànni anzicheccìnque, ti fanno una proroga, che è una roba da provincia di Frosinone, nel senso che ti lasciano la vecchia carta d’identità e dietro, sulla quarta di copertina, ti ci scrivono a penna (accompagnati da un timbro farlocco, per carità), che è stata rinnovata fino al duemilaquattòrdici.
Neanche ti cambiano la foto, chepporcaputtàna, l’unico motivo per cui ero felice di rinnovare la carta d’identità era proprio il fatto che mi cambiassero la foto, ché insomma, so’ diventato molto mejo negli ultimi anni, un po’ come Sciòn Cònneri, che è molto più bello adesso che da giovane.

Ecco, appunto, a un certo punto, il giorno prima, mi sono detto una cosa.

Dico, mi sono detto, mapporcaputtàna.
Io ho vissuto gli anni migliori della mia vita sotto il governo Berlusconi.
La Roma ha vinto solo uno scudetto, più qualche altra coppetta scarsa.
Morgan ha smesso di fare grande musica dopo “Non al denaro non all’amore né al cielo”.
Ibrahimovic non ha ancora vinto un pallone d’oro.
Platinette non ha mai vinto il Nobel per la pace.
Il novantapercènto delle persone ancora usa Uìndous, anche se magari cianno l’iPod o l’iPhone.
Nonostante tutto, sono sempre stato un tipo da Camel Light.
In estate fanno ancora quaranta gradi, e l’inverno sempre troppo freddo.
In orario, non ci arriva mai manco l’otto.
Il cornetto, quello del cornetto-e-cappuccino, dico, non è mai abbastanza caldo.
Quando mi sono serviti tre euro e settantacinque, spicci, ho sempre avuto né più né meno di tre euro e settanta.
Insomma, per dirla con Fabbrifìbbra, “diciamo che quando c’era da fare la scelta giusta io ho fatto sempre la scelta sbagliata”.

E allora, ecco, io a fare la mia foto della carta d’identità, che manco lo sapevo che il giorno dopo non mi sarebbe servita, la foto nuova, ci andai ubriaco fradicio.
Sbronzo marcio.
Completamente pisto.
Legno.
Era il mio modo di fare la guerra al cuore dello Stato, diciamo.

Ché poi, se ci pensate bene, è anche una cosa abbastanza triste.
Ma se ci avete pensato bene, vuol dire che, comunque, almeno ci avete pensato.
E allora sono sicuro, che sottosotto vi rode, che io la foto della mia carta d’identità, che profuma di nuovo perché mai sarà usata, l’ho fatta da ubriaco.
Lesso.

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