Me, me stesso e i miei oppositori

Ed è così che, diobbòno, mi fermo a fare benzina.
Che piacere, fare benzina.
Un’attività tua, solo ed esclusivamente tua.
Ed è per questo che io, con quelli che di notte lavorano alla pompa di benzina, quelli che ti aiutano a rifornirti in cambio di una mancetta, sono un po’ stronzo.
In maniera del tutto Comunista, pro-immigrazione e pro-cooperazione tra popoli, s’intenda.
Però, ecco, scendere dalla macchina, inserire i miei soldi nella macchinetta a cui l’orientamento dei miei soldi non va mai bene, sganciare la pompa e fare benzina sono gesti che mi piacciono, gesti a cui non voglio rinunciare.
Per questo no, scusa, non ho spicci, mi dispiace.

Ma in questo caso, mi fermo un attimo prima.
No, scusa, non ho spicci, mi dispià.
Per la precisione.

Questo tizio mi ricorda qualcosa.
Fino a qualche anno fa lavoravo come cameriere in un ristorante, zona Laurentina (piuomméno).
Come lavapiatti, o sguattero cheddirsivòglia, lavorava un Pakistano, o Indiano, o Bangladesharo, cazzonesò, dio benedica il razzismo, la Lega Nord e in particolare Mario Borghezio.
Aveva sempre il sorriso stampato sulla faccia.
Un sorriso irritante, ventiquattroresuvventiquattràto, che non capivi mai se ti stesse prendendo per il culo o se semplicemente la vita gli avesse regalato un segreto che tu non conosci.
Neanche ne ricordavo il nome.
A lui non serviva un nome.
Lui era il suo sorriso, ebbàsta.

Ed è per questo che no, scusa, non ho spicci, mi dispià.
E mi fermo un secondo a guardarlo.
E penso.
Ma è lui?
Non sembra.
C’è qualcosa di diverso.

I baffi, ecco, ha più baffi.
Ma poi no, dài, questo è più basso.
Sarà che non lo vedo con il copricapo da cucina.
O magari boh, la pettinatura diversa.

Ah.
No.
Ecco.
È il sorriso.
Gli manca il sorriso, cristoddìo.

Faccio finta di non riconoscerlo.
Esaurisco i miei dieci euro di verde.
Rientro in macchina.
E metto in moto, ebbro di un mondo Audi A4, con il motore a scoppio che pompa, inala, consuma.
E la benzina, la benzina vera, quella che permette di metterlo in moto, che perde autonomia, potere e sorriso.

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