Perché Berlusconi è come un ombrello

“Per me Berlusconi è stato come un ombrello,” mi disse.
Quasi non glielo volevo chiedere, il perché. Quella frase era così ambigua e fascinosa che avrei voluto mantenesse il fascino dell’ininterpretabilità.
E infatti, pochi secondo dopo.
“Perché?”
“Grazie per la domanda,” sorrise, “perché l’ombrello è l’oggetto pro-tempore per eccellenza. Io, personalmente, non lo prendo mai a meno che non piova a dirotto. Non sono borioso e previdente, non guardo i nuvoloni grigi in cielo né sento dolori al callo, semplicemente valuto l’evidenza e decido di conseguenza.
Poi puntualmente accade che smette di piovere.
E l’ombrello è uno dei pochi oggetti che possono servirti quando esci di casa, ma non quando rientri a casa.
E infatti, io l’ombrello me lo dimentico.
Sempre.
Puntualmente.
Ovunque.
Anche la giacca può avere un’utilità temporanea, ma voglio dire, la giacca è una roba importante, nessuno si sogna di scordarsela da qualche parte.
Invece l’ombrello è un oggettaccio da quattro soldi, che smerciano a poco prezzo i venditori ambulanti.
Io una volta lo votai, Berlusconi.
Perché quel giorno vidi piovere.
Poi, come sempre, me lo scordai in qualche angolo.
E, diomenevoglia, non ne sento assolutamente la mancanza.”

È dura sapere cosa si pensa dell’Italia all’estero.
È dura anche ammettere e ricordare che Berlusconi ha fondato il pidièlle fondando il suo lurido partito con uno che deriva direttamente dalla tradizione fascista.
Noi ormai neanche ci facciamo più caso, perché Fini si è smarcato da quelle idee, almeno a parole.
Però i La Russa, gli Alemanno restano.
E infatti, leggete questo articolo del Guardian sulla nascita del pidièlle.

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