Cappuccino, latte macchiato, servizi segreti (una questione di stile)

Giunto al termine del giorno
cerco fra le coltri un poco di speranza
Peto in abbondanza
non ho più sgomento
lieto mi addormento
ebbro dei miei gas

Sono abitudinario.
Metodico, razionale nell’essere irrazionale.
Sono vittima di una serie di schemi mentali miei e soltanto miei.
La colazione, per esempio.

Nell’immaginario collettivo romano la colazione è cappuccineccornetto.
Per i pragmatici programmatori solipsisti può diventare caffèccornetto.
Per le aspiranti Angelina Jolie always on a diet è cappuccìno.
Per i fumatori incalliti è caffè.
Per gli Americani che lavorano con me è cappuccino-cornetto-yogurt-macedonia, a volte anche the.
E così via, insomma, se semo capiti.

Ora, non è per fare il diverso, ma per me la colazione è lattemacchiateccornetto.
Perché gente, non c’è scampo, il latte macchiato vince sul cappuccino.
Magari c’è meno caffeina, occhei, ma il sapore è tutt’altra cosa.
Con il cornetto si sposa in stile Ascanio & Katia del Grande Fardello.

Dovete sapere che al lavoro da me, quando si chiede un cappuccino, un lattemacchiato, un caffè e compagnia bella, te lo danno in plastica, se non specifici qui.
E per me bere queste cose in plastica è più o meno come suonare la chitarra con un fallo in ebano al posto del plettro.
Quindi, ogni mattina la mia scena è lattemacchiatoqquì, per favore (ché il cornetto l’ho già preso da solo).

Bene.
Il ventiduottobreduemilaotto è stato un giorno di svolta nella mia vita.
Sono andato al bar, ho pagato il lattemacchiateccornetto.
Ho preso il cornetto.
Al momento di prendere il lattemacchiato, la rivelazione.
La barista mi ha guardato.
“Latte macchiato qui?”

Sì.
Sì, mio Dio, sì
.
Ma non è finita.
Ho stipulato un accordo informale con i gestori del bar, e d’ora in poi, una volta al bancone, potrò concedermi il lusso di dire il solito.
Il solito, gente!
Poche persone possono dire il solito, al bar.
È la chiave di volta dell’escalation professionale.
E poi, insomma, fa molto Humphrey Bogart.

Mi immagino domani, con trench nero lungo, occhiali da sole, sigaretta accesa in bocca (massimo della provocazione), stivali e distintivo del Sismi (anzi, facciamo CIA, che fa più selvaggio West) nella tasca interna, che appoggio il gomito sinistro al bancone e faccio un lungo tiro.
“Il solito.”
E la barista:
Latte macchiato o informazioni?

Mh, non suona poi così bene.
Meglio lasciare l’America agli Americani, va’.

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