Chi vuol essere un milionario paraculo?

Chi vuol essere milionario? è un retaggio dei primi anniduemila.
Ebbe un successo strepitoso, all’inizio: era l’unico programma a mettere in onda un premio così alto, ed in più la grafica accattivante e la bravura del conduttore lo rendevano appetibile a massaie cucinoindaffarate e studenti in riposo delle setteqqualcosa.
Poi, andando avanti con il tempo, si scoprì che si potevano vincere somme quasi-altrettanto ingenti grazie ad un parametro molto più terraterra rispetto alla cultura personale: il culo, il culo e… be’, ancora il culo.

Ma quando studiai a New York per un mese, durante il quarto anno di liceo, feci una scoperta allucinante, da pisciare in testa ad Indiana Jones.
Scoprii il Chi vuol essere milionario? americano, anzi, statunitense.
La prima cosa che mi balzò all’occhio fu la semplicità estrema delle domande, ennesima dimostrazione del fatto che il livello culturale americano è più basso del culo di Clarence Seedorf.
Ricordo che in un’occasione la domanda da sessantaquattromiladollari (la quint’ultima, ndC) era:

Su quale tipo di triangolo si applica il Teorema di Pitagora?

Oh, Dio.
E il concorrente, che era una specie di redneck del Connecticut:

I believe it’s right-angled, but I’d like to use the Phone-A-Friend lifeline (“Credo che sia il triangolo rettangolo, ma vorrei usare l’aiuto da casa”)

Dio, che schifo.

Ma la cosa ancora più bella era la conduzione di Regis Philbin.
Pragmatica, vertiginosa, drammaticamente americana.
In America non è come in Italia, non ti fanno aspettare quaranta minuti prima di dirti se la risposta è giusta o sbagliata.
Tu dai la risposta, confermi, e loro bum!, subito, dentro o fuori, ti danno il responso in maniera brutale.
(Ad onor del Belpaese va tuttavia specificato che l’edizione Italiana, proprio per la tensione che riesce a trasmettere, è stata giudicata la migliore al mondo)

Oggi vorrei proporvi un video che ben rappresenta il secondo dei punti appena illustrati.
John Carpenter, omonimo del famoso regista, è arrivato all’ultima domanda.
La prima cosa da sottolineare in questo video è che dal momento in cui il presentatore fa la domanda a quando comunica se la risposta è esatta o no passano appena due minuti e trentaquattro secondi.
Ma la seconda cosa, la più assurda, è il comportamento del concorrente. Spero vivamente che possiate capire bene l’Inglese del parlato o il Francese dei sottotitoli, perché quest’uomo fa una cosa veramente geniale, assurda e tipicamente Americana.

Buona visione.
P.S. – Potete trovare cosa dice Carpenter qui, ma andateci solo se non avete capito il video.

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