Antiamericanismo o barbarie

L’America? Solo guerra e burro di arachidi.

(Mr.Tambourine)

Molto spesso noi Comunisti siamo accusati di antiamericanismo.
Non mi piace molto questa parola, in verità.
Una rondine non fa primavera, e allo stesso modo gli Stati Uniti non fanno l’America: non è giusto gettare Canadesi, Argentini, Messicani, Cubani & Compagnia Bella nello stesso calderone degli Statunitensi.
Come dire, allora?
Antistatunitensismo?
Mah, non funziona.
Vada per antiamericanismo, allora.
Ma sappiate che per Americani intenderò Statunitensi, d’ora innanzi.

Gli Americani sono come i Dobermann.
Avete presente la leggenda in base alla quale questi cani impazziscono perché il loro cervello cresce più rapidamente della scatola cranica?
Ecco, gli Americani sono esattamente così.
Quando la loro testa è ancora pura (fino all’adolescenza, diciamo), sono le persone più piacevoli del mondo: odiano ogni formalismo, sono easy, festaioli, gai (alcuni di loro anche gay – ma questa è un’altra storia).
Poi subiscono il bombardamento mediatico della loro società, che comincia ad infarcirli di un mucchio di stronzate sulla concorrenza, la competizione, la selezione naturale, la legge del più forte, il pesce grande che mangia quello piccolo e via discorrendo.
Così diventano arrivisti, invidiosi, assetati di potere, egocentrici, autoreferenziali.
“Se ci fosse un metodo, vorrei che fosse il mio”, cantano gli Afterhours.
Un metodo c’è, ed è il mio, replicano gli Americani.

Man mano che il potere che detengono aumenta, gli Americani impazziscono.
Farneticanti, frenetici, in preda a deliri da onnipotenza e paranoie complottistiche parastatali.
Prendete Obama, per esempio.
Che è un grande, per carità.
Ma con il suo credito agli occhi degli Americani ha iniziato a crescere anche il numero di stronzate che spara.

Quindi, non prendiamoci per il culo, gente.
L’Antiamericanismo non è questione politica, ma genetica.

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