Saturno contro vs Terminator II

Non mi è piaciuto l’ultimo film di Ferzan Ozpetek.
Non so, nel suo voler essere forte a tutti i costi, l’ho trovato paradossalmente poco toccante.
E poi, voglio dire, basta leggere la pagina della cronaca di qualsiasi quotidiano ed eccolo lì, il giorno perfetto.
Proprio per il suo essere meno sensazionalista e più intimista, invece, mi colpì molto Saturno Contro.

Un mio amico mi fece pensare ad un particolare interessante, riguardo questo film.

Vediamo spesso film dove muore un sacco di gente, qui ne muore uno solo, però…

Giusto.
Giusto, cazzo, giusto!
Per una generazione come la mia, cresciuta a pane e Terminator II, non è affatto un pensiero scontato.
Voglio dire, nei film che accompagnarono la mia infanzia il protagonista ammazza persone con la facilità con cui mangia caramelle, e fino ad una certa età io ho sempre pensato che fosse quella, la vita vera, quella dei Predator, dei Commando, dei Rambo.
Senza capire che ogni singolo poliziotto/criminale/innocente che lo Schwarzenegger o lo Stallone di turno uccideva aveva probabilmente dietro una famiglia, dei figli, degli amici, un compagno o una compagna che lo attendevano a casa preparandogli una minestra calda.
Ma lui a casa non tornerà mai, perché l’ha ucciso Robocop!

A questo proposito, vorrei riproporre (ampliata) una citazione che più volte è apparsa in questo blog, ma che sta dannatamente bene in ogni intervento. E la dedico a Saturno contro come a tutti i film che ci fanno capire che la morte è una cosa seria, e non una roba da comparsate.

Che cosa sia un uomo realmente si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura. Se non fossimo qualcosa più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie. Ogni uomo però non è soltanto lui stesso: è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola, senza ripetizione.

Herman Hesse, Demian

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