Il fascismo, un pensiero antipatriottico

Gli Italiani sono un popolo che va in giro a mostrare il cadavere del proprio nonno.

È inutile che ci prendiamo per il culo, ammettiamolo: non siamo fatti per il progresso.
Una possibile consolazione sarebbe di essere troppo fatti per pensare al progresso, ma purtroppo non è così.
Prendete gli Olandesi, ad esempio: quelli sì che sono fatti, ma sono pure fatti per il progresso.

Gli Italiani, invece, sono fottutamente idiosincratici verso le novità, tant’è che in Italia vince chi guarda indietro, non avanti.
Ed è per questo che la nostra vita Repubblicana è più ripetitiva di un album degli Strokes.
Leone, Moro, Leone, Rumor, Colombo, Andreotti, Rumor, Moro, Andreotti, Cossiga, Forlani, Spadolini, Fanfani, Craxi, Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti.
E poi, Piazza Fontana, Piazza La Loggia, Italicus, via Fani, stazione di Bologna, Ustica, eccetera eccetera eccetera.
Se la nostra storia fosse un film, gli spettatori uscirebbero insoddisfatti dal cinema e vorrebbero indietro il prezzo del biglietto, perché porca troia, ‘sto film è una boiata, irrealistico, è un’americanata pazzesca.

È così che Gianni Alemanno, un politico il cui livello culturale è assimilabile più o meno a quello di Flavia Vento, torna indietro per l’ennesima volta e sostiene che il Fascismo non fu il male assoluto.
È così che Ignazio La Russa, un politico che ha fatto della simpatia l’unico motivo per cui la gente continua a votarlo, difende la memoria di chi combatté per la Repubblica di Salò.
E questa gente confonde fascismo e patriottismo, senza rendersi conto che il vero dramma del fascismo fu effettivamente la propria natura antipatriottica: l’amore per la patria era propaganda, era masturbazione, ma l’evidenza dei fatti dimostrò l’esatto contrario.

Mussolini, infatti, prima di entrare in guerra, sapeva benissimo che il nostro potere militare, l’impero di cui vaneggiava, si era esaurito poco più di millecinquecento anni prima.
Eppure millantava questo sedicente strapotere romano, questo esercito invincibile che avrebbe spezzato le reni alla Grecia.
E in questa maniera lui, incosciente, arringatore e ciccione (concedetemi una sfuriata off-topic), mandò a morire una svaria di persone.

Il nonno di un amico raccontava di come gli Italiani andavano a fare la guerra.
Chiusi nei furgoncini, tenevano la gamba di fuori, sperando di essere colpiti da un proiettile e tornarsene a casa.
Eccola, la nostra fantastica Armata Brancaleone, che prese pizze anche dalla Grecia, l’unico loro successo prima dell’Europeo 2004.
E allora, quelli che perdevano la propria vita per difendere il maggior responsabile della perdita di tante altre vite, quelli erano eroi?
Non saranno stati certo stronzi, non saranno stati traditori, infami.
Di certo, semplicemente si erano sbagliati.
La storia diede loro torto, e chi li definisce eroi è semplicemente antistorico.

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