Internet e l’evoluzione della masturbazione

Anche se risale a circa un anno fa, un video su YouTube fornisce tutta una serie di statistiche interessanti sul porno nella rete: tra tutte, segnalo il fatto che il 12% dei siti tratta di pornografia (ciclofrenia.it sarà incluso?), il 25% delle richieste sui motori di ricerca verte su questo argomento (io ne so qualcosa), ed il 35% dei download è di natura pornografica.
Non smetto mai di sorprendermi di come la rete abbia rivoluzionato il nostro rapporto con la pornografia: in particolare, l’evoluzione del mio rapporto con essa è stata particolarissima.
Per tutte le generazioni tale evoluzione è stata particolare, d’accordo: la materia ha subito una vera e propria rivoluzione nel secolo passato, e persone nate a soli dieci anni di distanza si trovavano catapultate in epoche, pregiudizi e concessioni completamente diverse tra loro.
Prendete Gola profonda: un colpo di coda, un segnalibro prima del quale e dopo il quale la storia della pornografia è diversa come le pennette salmone e gamberi e la coratella co li nervetti.

Io sono nato nel millenovecentottantatré.
Gli anni novanta, i primi mitici anni novanta.
Al tempo, Internet al massimo lo leggevi sulle riviste specializzate.
C’era il 286, il 486, l’Amiga, l’Amiga 2000!, e cose che non sto neanche qui a spiegare.
Così, la primaria risorsa per i giovani pipparoli erano le riviste porno.
Geniali, fantastiche le riviste porno.
Lo erano perché ti facevano sudare la tua masturbazione.
La pippa era il mero atto conclusivo di un processo di elaborazione della stessa che godeva di un respiro molto più ampio, e soprattutto comportava rischi, ansie e livelli di adrenalina in corpo che non ho raggiunto neanche dopo che l’Italia ha vinto la Coppa del Mondo.

Dovevi andare dal giornalaio.
E che vergogna, per un tredicenne, andare lì e chiedere Le ore, TeleTutto o Finfizz.
Avevi sempre paura dello sguardo severo dell’edicolante, avevi paura soprattutto di ciò che poteva pensare, di ciò che poteva dirti, e di quella domanda che non avresti mai voluto ti facesse:

Ahò, ma ce l’hai diciott’anni?

E che non arrivava mai, perché va bene il rispetto della legge, ma pecunia non olet o, per usare un detto più terra-terra, le zaganelle se le semo fatte tutti.
Ma il semplice acquisto della rivista pornografica era solo uno degli anelli che conduceva alla pippa, ed in quanto tale era fonte di altre preoccupazioni:

  1. Dove la nascondo?
  2. Se mi beccano i miei, che racconto?
  3. Dove me la sfoglio, dove me lo solletico il martello?

Tutte, però, sufficientemente irrilevanti, confrontate con l’ansia del duello diretto col giornalaio, Deus Ex Machina dello Stato e di una legge che ingenuamente ancora si pensava di dover rispettare.

Poi venne il primo traffico di Internet, i modem, il triiin, uuun, bidòn bidòn bidòn della connessione in corso, il telefono occupato mentre navighi!, e gli strafichi ricconi che ciavevano il cinquantaseicappa.
La rete, al tempo, era più lenta di Andrea Pirlo.
Ma era solo lo scotto da pagare, per gli amanti della masturbazione: perché di colpo l’offerta di porno balzò alle stelle, pur rimanendo sostanzialmente analoga a quella delle riviste porno. Mi spiego meglio: al tempo i video erano troppo pesanti, quindi circolavano le foto (foto porno! Se ci penso ora! L’antitesi del sesso, staticità completa!), che si reperivano al volo su siti dai nomi accattivanti come Naked celebrities o Persian Kitties, e che ci si scambiava sui dischetti o tramite le prime, timide mail.
Ma la vera novità era l’interattività: avevi più meno quello che volevi, nel momento stesso in cui lo volevi. Le tag erano ancora un’utopia, ma avevi di certo più materiale da sfogliare (e per di più completamente gratuito), e non una trentina di scatti scelti da chissà quale panzone ingilettato pseudostatiunitense.

Poi vennero i video, la masterizzazione dei ciddì, e con lo streaming la bella favola degli eroi anninovantiani del porno giunse alla sua fine.
Ma da contorno a tutta questa storia c’è un altro aspetto, che pur venendo prima nella scala temporale ho deciso di mantenere per la fine, perché mi rende ancora più nostalgico e romantico.
I programmi osé (e sottolineo osé, perché definirli porno è un’offesa a Cytherea) sulle tivvù regionali.
Battone ultracinquantenni che si spalmavano sui divani a ReteOro, rumene imbalsamate sulla spiaggia nei canali dove fino a poche ore prima si parlava del gran gol di Antonio Toma nella partita Agropoli-Matino della stagione ’91-’92.
Programmi che andavano in onda tardissimo, e che dovevi ascoltare silente, impaurito per il possibile avvento dei tuoi genitori, con il volume più basso di Sebastian Giovinco.
Che bei tempi, siore e siori.

Diceva bene, un mio amico.

Una volta dovevi aspetta’ le tre pe’ fatte ‘na pippa.

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