Essere Joey Baron

Per essere un batterista, un batterista serio dico, uno con i controcoglioni, è necessario essere completamente fuori di testa.
J’è partita ‘a ciavatta, diremmo a Roma.
Ma la follia tipica dei batteristi si manifesta al meglio quando sono inseriti in un gruppo. Voglio dire, un assolo stracazzuto alla Michael Portnoy è sicuramente qualcosa di spettacolare e gradevole, ma a me non frega un emerito cazzo che un batterista sappia fare le terzine a quattrocentottanta bpm, che abbia seicentosettantadue tamburi, che sappia rigirarsi la bacchetta tra le mani STOP!

BREVE DIGRESSIONE.
Io non so rigirarmi la bacchetta tra le mani. Non ho mai imparato, non ci sono mai riuscito, seppur esista gente che lo sa fare malgrado non suoni il mio stesso strumento. Da una vita provo a convincere le persone che non è fondamentale sapersi rigirare la bacchetta tra le mani per essere un buon batterista, che chi lo fa è un giocoliere prima che un musicista, ma non mi sembra che la mia teoria abbia tanto riscontro.
FINE DELLA BREVE DIGRESSIONE.

GO! se non è perfettamente calato in un genere musicale.
Gli assoli di Portnoy & simili sono sborate, per carità, ma sono fini a se stessi, sono masturbazione.
Oggi vi mostro un batterista che ha capito tutto, ma veramente tutto.
Si chiama Joey Baron, e me l’ha fatto conoscere Il Barbarico Re.
Questo tizio è pericoloso, è completamente fuso, ma dimostra che si può essere artisti con tre tamburi e due bacchette, che si può fare un assolo inserendosi in un riff senza per forza svilirlo (l’assolo, dico), e che si può essere melodici pur suonando le percussioni.
Attendo riscontri.

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