Se ci sei, fammi un fischio

Non ho mai inquadrato la musica in una prospettiva anatomica.
Voglio dire, ho sempre pensato che per ascoltare e fare musica ci volesse sentimento, predisposizione a mettersi in discussione, un’antica ed irrimediabile tristezza di fondo, la disperata ricerca di qualcosa in cui valga la pena credere.
Non ho mai pensato servisse un orecchio.
Magari ho pensato che ci volesse orecchio, questo sì.
Ma un orecchio, inteso proprio come padiglione oculare, condotto uditivo, timpano, martelloincudinestaffa, Tromba di Eustachio, fottuto inutile cerume, questo no.
Men che mai, che ne servissero due, diomenevoglia.

“Lei ha il timpano perforato.”
Le donne insegnano: un orifizio in più non guasta mai.
“Torni tra tre settimane, se il buco non si sarà rimarginato da solo la dovremo operare.”
Fantastico, eccezionale, rotondo.
“Nel frattempo, un’iniezione di Rocefin al giorno per una settimana; una compressa di Flantadin al dì per sette giorni poimezzapertregiorni, faccia l’aerosol con il Fluimucil, si masturbi a testa in giù prima e dopo i pasti e, se possibile, cerchi di azzerare il debito pubblico Italiano.”
Se le serve, ho anche una cugina bellissima.

Così, da dieci giorni a questa parte nell’orecchio destro ho un fischio incessante che sembra l’inizio di Live in Pankow dei CCCP, e benchevada ne avrò per altrettanti.
Mentre vado al lavoro ascolto L’ultima risposta dei Subsonica. E mi stupisco e rammarico al contempo della polifonia, della ricchezza di suoni che mi perdo nell’avere un timpano funzionante al 70% circa.
I bassi non vibrano più nello sterno come al solito, il synth sembra gracchiare come una puttanella sedicenne boybandizzata, mi sembra di rincontrare dopo tanto tempo una ragazza con cui sono stato a lungo, e ritrovarla completamente diversa, più inquieta, più povera.

Però, tuttosommato, non ci sono solo aspetti negativi.
Oggi, per esempio, ho una fottuta voglia di stare da solo.
E normalmente il mio maggior problema, quando decido di stare da solo, è proprio il fatto stesso di stare da solo.
Ma oggi, oggi no.

Vivete pure voi, al di là del vetro, in un mondo più che mai ovattato e distante.
Io, ho il mio carovecchio fischio che mi tiene compagnia.

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