Emilia Paranoica

Avevano ragione, gli Offlaga Disco Pax.
La toponomastica delle città emiliane è qualcosa di splendido e irrinunciabile.

Via Unione Sovietica. Via Yuri Gagarin. Via XXV aprile. Via Carlo Marx. Via Stalingrado. Via Giacomo Matteotti.

Reggio Emilia. La città che ha dato i natali ai CCCP, ai già citati Offlaga Disco Pax, ai Giardini di Mirò, al Correggio, a Zucchero.
E purtroppo anche a Castagnetti, Romano Prodi, Iva Zanicchi, Ligabue.
La città nella cui provincia c’è Cavriago, paese d’origine di Orietta Berti, del quale Lenin è sindaco onorario dal 1917 (e nell’omonima piazza c’è una statua in suo onore).

Tutta un’altra storia, ragazzi, noi romani che ne sappiamo.
In Emilia sì che c’è rispetto per il Comunismo.
Durante lo scalo a Bologna, per esempio, mi fermo a comprare la Settimana Enigmistica.
Un signore abbastanza anziano vuole comprare un giornale, ma ha un’incomprensione con l’edicolante, forse per essere stato brusco nel chiederlo.
L’edicolante gli fa:

I giornali per lei sono finiti, se ne vada.

E lui:

Lei è una sporca fascista!

Splendido, geniale, rotondo.
Quel lei è che mantiene il distacco, e quello sporca fascista che in Emilia è un insulto con fiocchi e controfiocchi, mentre a Roma ci sarebbe pure qualcuno in grado di risponderti grazie, me ne vanto o meglio fascista che frocio.

A Reggio Emilia i palazzi sono bassi, l’architettura è spartana, quasi povera, a voler mantenere un pizzico di romanticismo di regime.
Sui cartelloni degli eventi, la parola più ricorrente tra le fila degli enti organizzatori è Cooperativa.
Il tasso di disoccupazione è uno dei più bassi d’Italia, eppure la città è terza a livello nazionale per il numero di immigrati presenti. Mi piacerebbe sentire qualcuno dire ancora maledetti Rumeni che ci rubano il lavoro.

Le campagne intorno danno l’impressione di silenziosa antichità.
Di uno spazio così grande e verde da sembrare un mostro buono che ti inghiotte a tradimento.
Perché se nasci lì, se non ci stai attento, la cultura che viene dalle grandi città rischia di fotterti il cervello, rischi di rimanere intrappolato tra Uomini e donne e il fascino del Berlusconismo.
Ed è difficile essere una testa libera.

In un paesino dalla mentalità angusta e soffocante, una bambina dai capelli che paiono sempre sporchi cresce correndo tra i prati e giocando con cani e gatti più liberi del protagonista di A/R.
Il passato camuffato da futuro gli porge la tagliola, lei la evita e capisce qualcosa che la maggior parte delle persone al mondo non riesce ad intendere: che ha una testa, che ha una testa sua.
Troppo facile, perdersi nella banalità immorale.
Troppo mortificante, scegliere ciò che è vicino.
Invece, realizza che viene da Reggio nell’Emilia, un modello per l’Italia.
E quindi ha il dovere di coltivare l’idea, un po’ estemporanea, di cambiare il mondo.

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