’68, femminismo e altre stronzate

Non ho mai sopportato il femminismo.
Non ho mai sopportato, soprattutto, le femministe.
Maschilista!, direte voi.
E io non sopporto esattamente questa dicotomia.
Se uno non è femminista è maschilista, geniale.
Come dire che se uno non è della Roma è della Lazio.

Io sputo al contempo su maschilismo e femminismo.
Non per partito preso, non per boria: li trovo due concetti assolutamente inutili, soprattutto perché nella stragrande maggioranza dei casi non si concretizzano nell’anelito di uguaglianza tra i due sessi, ma nella rivendicazione della sedicente superiorità dell’uno rispetto all’altro.
Le donne hanno qualche diritto in più da rivendicare, d’accordo. Sono state vittime di più soprusi, d’accordo. Sono state private di (molte) più libertà, d’accordo, e questo mi fa schifo.
Ma uomo e donna sono entità così perfettamente complementari che secondo me non ha alcun senso sostenere che uno/a sia meglio dell’altra/o.
Come dire che la carne ai ferri è meglio del latte coi biscotti.
Io, da uomo, ho un bisogno così palesemente fottuto della donna che mi sentirei ridicolo a definirla inferiore o superiore a me: c’è differenza nelle caratteristiche, è evidente, e infatti ciò che io cerco nelle donne spesso si riflette proprio nell’assenza di maschilità.

Ma maschilismo e femminismo hanno portato una valanga di sventure al genere umano.
In particolare, una valanga di bugie.
Quelle del maschilismo le conosciamo tutti, e io non ho né tempo né voglia di star qui a ripetere cose già dette e, soprattutto, arcinote.
Oggi sono pretenzioso, voglio illuminarvi.

Indi per cui, sfaterò i due più grandi miti creati dal femminismo.

MITO NUMERO UNO: IL METRO E SESSANTA
Dopo essere stato con tre/quattro ragazze che sostenevano tutte di essere alte un metro e sessanta, nonostante mi sembrassero molto diverse tra loro, ho avuto l’illuminazione: il metro e sessanta è un’abile invenzione del femminismo sessantottino.
Dovete sapere che prima del ’68 il metro e sessanta non esisteva, si passava direttamente dal metro e cinquantanove al metro e sessantuno.
In mezzo, uno smembramento del tessuto spazio-temporale, un vuoto misterioso, roba che il Triangolo delle Bermude je faceva ‘na pippa.
Le rivendicazioni dei diritti femminili alla fine degli anni ’60 raggiunsero l’importante obiettivo dell’introdurre nel sentor comune la prima altezza accettabile per le donne.
Voglio dire, una donna sotto il metro e sessanta è veramente troppo bassa, dal metro e sessanta in su si può sopportare.
Così che adesso ogni ragazza più bassa di un metro e sessanta (o perlomeno quelle che vanno dal metro e cinquanta al metro e cinquantanove, visto che i tacchi possono in parte occultare la realtà, ma il nanismo è evidente agli occhi) sostiene di essere alta un metro e sessanta.
Quelle più alte, non sia mai!, si attaccano ai (pochi) centimetri che hanno in più come i koala agli alberi.

MITO NUMERO DUE: LE DONNE FANNO LA CACCA
Questa è una bugia talmente palese che non ho neanche la voglia di spiegarla.
È come Ustica, come la Strage di Bologna, come le armi di distruzione di massa in Iraq: roba che puzza di falso lontano un miglio, bugie che non stanno in piedi neanche se le impali.
E vi dirò: ho dovuto faticare immensamente pure per accettare che le donne facciano la pipì.
Ora credo di crederci, ma continuo ad avvalermi del beneficio del dubbio.
Ma la cacca no, non lo accetto: le donne la cacca non la fanno.
Non chiedetemi argomentazioni, non chiedetemi sillogismi né dimostrazioni: è semplicemente evidente!
Voglio dire: ve le immaginate, voi, le donne, tutte inphardate, zero peli sulle ascelle, i capelli in ordine, con quell’inconfondibile bianco odore di pulito, che poggiano il loro culetto a mandolino su una vile tazza del cesso e ci scaricano dentro uno stronzone del diametro di cinquanta centimetri, magari accompagnato da un boato che avrebbe fatto urlare COS’ERA QUELLO? persino ad uno Statiunitense nel bel mezzo dell’attacco a Pearl Harbor?
No, gente, non me la fate.
Io non ci credo: le donne la cacca non la fanno.
Dicono di farla perché hanno bisogno di sentirsi fisiologicamente uguali a noi uomini, ma su questo, amiche, posso rassicurarvi: non c’è alcun bisogno di farci credere che facciate la cacca, non è necessaria l’uguaglianza nelle funzioni vitali per avere uguaglianza nei diritti.
Voglio dire, è come se noi uomini vi facessimo credere che, sotto sotto, abbiamo anche noi le tette o che ci venga il ciclo!

Al limite, potrei credere che la cacca la facciano solo le donne molto brutte, forse sì.
Ma comunque profuma di Chanel n° 5, è piccolina, e soprattutto rosa.

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