Amore acustico

Comprammo un Calippo: alla Coca-Cola il mio, ananas e lime il suo.
Buoni entrambi, in verità, se non fosse per il fatto che mangiare il Calippo, per una donna, è sempre compromettente.
Parlammo per ore del mondo, delle piccole cose che giorno dopo giorno ci sorprendono ed uccidono.

Perché simpatia in Inglese si dica empathy ed empatia, invece, sympathy.
Perché si dica che il secondo cd di Siam tre piccoli porcellin degli Afterhours sia acustico, quando di versione acustica vera e propria c’è solo Strategie, e soprattutto perché ci siano due versioni praticamente identiche di Male di miele, nessuna delle quali acustica.
Perché gli Italiani abbiano una particolare idiosincrasia nei confronti dell’acqua frizzante, così che nel Belpaese il cameriere ti interpella sempre dicendo Liscia o leggermente frizzante?. Perché, poi, nelle altre nazioni riescano a bere acque che sono aria al 50%, ed in particolare come facciano i Francesi a bere la Perrier e sostenere che sia un’ottima acqua.

Questi discorsi mi prendevano, mi appassionavano, e mi colpiva notare che lei avesse il mio stesso modo, interrogativo cinico e malato, di guardare il mondo. A riportarli ora mi sembrano noiosi e vuoti, ma forse è solo il congiuntivo che li appesantisce.
Magie del discorso diretto.

Nel frattempo, cercavamo di abbronzarci, di uniformarci allo stereotipo mediterraneo, ma la nostra allergia alle creme produceva risultati imbarazzanti: ci spellavamo, la pelle cadeva e faceva spazio ad altri substrati di pelle, che colpiti dal sole cadevano a loro volta.
Sembrava di rivedere quella scena de Il nemico alle porte:

Quello con il fucile spara!
Quello senza fucile segue il compagno con il fucile!
Quando quello con il fucile viene ucciso,
quello senza fucile raccoglie il fucile del compagno
e spara!

Ci salutammo alle sette, dopo aver vissuto un’intera vita insieme in poco più di nove ore.
Non funzionò, non funzionò mai, morì prima di nascere, in barba alle escandescenze conservatrici di Ratzinger e soci.
Lei era fidanzata da sette anni, io da cinque.
Lei sarebbe partita in Erasmus a breve, e io avevo paura delle distanze.
Lei era, tutto sommato, ancora troppo piccola.

E poi, la Roma andava male, quell’anno.

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