The Faint

Si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora

La mia vita è un libro i cui capitoli portano nomi di cantautori, di gruppi, di dischi. Ogni singolo momento è stato scandito da un album, da una canzone. Ultimamente penso che non fossi io a cercare musica che rappresentasse il mio stato d’animo del momento, quanto che fosse la musica stessa a plasmarmi a sua immagine e somiglianza, una sorta di Deus ex machina che tratteggiava il mio volto abbozzato in base ad una nota, ad una rullata, ad un assolo.

Così, i R.E.M. e l’ingenuo approcciarsi al mondo, lo scoprire la poesia, capire che, comunque vada, c’è sempre un modo diverso.
Gli Skunk Anansie e la voglia di sentirsi diverso, e il motivo per cui decisi di diventare un batterista.
I Radiohead, i primi dolori, l’ululare alla luna.
Daniele Silvestri e il fingersi poeta maledetto, l’autocommiserazione che sfociava in autocelebrazione, il tronfio orgoglio di sentirsi poeta (bleah).
I System of a Down, i primi segni di una schizofrenia galoppante.
I Bluvertigo, la megalomania, il cercare una spiegazione sempre, solo ed esclusivamente in me stesso, l’ironia, l’ammirazione, se vogliamo anche un po’ di ormoni maschili che se ne vanno.
I Tool, l’introspezione, la mia vita sinusoidale tra urla e sospiri, la mia mente contorta, logorroica, barocca, articolata.
Gli Afterhours, ché “il tuo livello di malessere si intuisce da quanto spesso li ascolti”. Musica che genera malessere, che genera nuova musica chegeneranuovomalessere e così via. Giovanni che mi dice: “non lo ascoltare, ché lui canta la tua vita e ti fa male”, e Giovanni che ha ragione.

Provo una sorta di sporca eccitazione ogni volta che scopro un nuovo gruppo.
Mi accorgo che mi approccio alle nuove band che scopro con la stesso fervido, compulsivo, morboso entusiasmo con il quale mi relaziono ad una donna.

LEGENDA: Lei = Il gruppo (da ora innanzi)
Penso sempre a lei, è un tormento ossessivo, paranoico, ridondante. Le dedico ogni singolo momento della mia vita. Ogni volta che ho un secondo libero, la ascolto, la apprezzo, la accarezzo. Stranamente, contrariamente a quanto succede con le ragazze vere e proprie, con lei mi piace farlo in macchina. Mi piace quando urla, quando è gioiosa e pimpante, quando mi comunica ciò che ha da dire con entusiasmo.
E poi il cd, sono estremamente legato al cd.
Sarà perché non riesco a relazionarmi al gruppo, come alle ragazze, tramite il computer, tramite la sua comunicazione asettica e impersonale. Sarà perché ho bisogno della sua presenza fisica, di non sentirla come immateriale. Sarà perché, come sempre, idealizzo, immagazzino, metto in un angolo e mi piace pensare che sia tutto lì. Sarà perché, come con le ragazze, il cd da soddisfazione, si usa fino a logorarlo, si ascolta finché non si usura, e poi, se non è quello giusto, si dimentica, ci si stanca, si tralascia, lo si abbandona, in alcuni casi lo si odia (ma a me non succede mai).

Sarà perché il cd, come le ragazze, tutto sommato ha pur sempre un buco al posto giusto.

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