I Romani muoiono il lunedi’

Il tuo livello di malessere si capisce da quanto spesso ascolti gli Afterhours. Io, mi sa che da qui al resto della mia vita dovro’ abituarmi a morire ogni lunedi’ mattina.

L’inizio di settimana uccide.
I calcoli del FantaCalcio (77.5, perdio).
Gli aggiornamenti dei blog che, dopo tanto silenzio, arrivano all’improvviso come una martellata sui coglioni.
Il tesserino da pubblicista in arrivo. E che l’ho preso a fare? A cosa mi serve? Non voglio essere un giornalista (cosi’, sarei completamente fuori dai giochi). E infatti mi servira’ solo ad incancrenirmi ancora un po’ il cervello.
Le maledette tastiere americane dell’ufficio, senza gli accenti. Per un feticista dell’Italiano come me, questo e’ morte.
Cosi’, mi ritrovo chiuso in un cesso a piangere, che’ nessuno deve vedere (“Se proprio hai bisogno di piangere, fallo da solo e alla svelta”).

Altro che elezioni, altro che Berlusconi, fosse quello il problema.
Il dramma, il dramma vero, e’ questa cazzo di spada di Damocle che mi porto appresso da una vita e che si chiama passato. Anche se passato, tutto sommato, non e’. E’ forse per questo che rifiuto e non sopporto tanto mia madre. Perche’ tutto sommato, anche se non lo voglio mai ammettere, con il suo modo di fare cosi’ naïf, con il suo ragionare in maniera cosi’ insopportabilmente semplice, di me sa e capisce tutto.
Come quella volta quando, dal basso del suo accento ciociaro, mi guardo’ fisso negli occhi con fare timoroso – perche’ sapeva che stava per toccare un argomento proibito, di quelli che mi fanno sbraitare, che mi fanno diventare un cane idrofobo – e mi disse:
“Je voi ancora tanto bene, ve’?”

E’ la cosa che piu’ di tutti ho difficolta’ a fare. Ammettere che gli altri hanno ragione, specie se gli altri sono mia madre.
E invece, nel mio infantile e testardo guardare stupidamente al futuro, devo ammettere che i miei alti e bassi, i miei malesseri hanno un nome e un cognome, un nome che mi fa rabbrividire ogni volta che lo incontro sfogliando un libro o un sito Internet, un nome che mi terrorizza sia nella sua forma propria che in quella comune, sia in quella maschile che in quella femminile.

La testa e’ cosi’ piena
non riesci piu’ a pensare
che anche senza te si possa ancora respirare

E’ per questo che mi spaventa, il Manchester United, cazzo. Non perche’ e’ forte, ma perche’ mi ricorda che ho sbagliato. E come ogni volta che lo ammetto, sputo lacrime e sangue. E il mio bisogno ossessivo di scrivere non fa che sottolineare la mia codardaggine. Perche’ quando arriva il momento di parlare, io non lo faccio mai. Quando c’e’ da tirare fuori gli attributi, io dimostro di non averli.

Ma la violenza della stabilita’
e’ un modo di morire a meta’

Una volta tanto, hai detto una cazzata, Manuel.
Beati voi, che avete ancora futuro.

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on RedditEmail this to someone

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *