I Mercoledì di Pippo

Chi mi ama non mi vuole correggere
in fondo si tratta solo di esser buoni o cattivi

Se c’è una causa che mi porterò fino alla tomba è quella del tre.
Tre sono i fratelli, signori.
Nati tutti ogni nove anni (treppertré) e quattro mesi.
E tre sono le passioni che accomunano me e i miei fratelli.
Tre, quelle che loro mi hanno trasmesso.
Potrebbero essercene altre, magari.
I R.E.M., ad esempio, ma quelli mi sono entrati dentro uscendo dal solo Simone.
Oppure Goodfellas, ma quello è territorio di Teo e solo di Teo.
A legare indissolubilmente tutti e tre, invece, sono tre altre cose.
Tre passioni che sono il vero marchio di fabbrica dell’ultima generazione dei Delicato.
Marco Van Basten, Corrado Guzzanti e Vittorio Sgarbi.

Non si può mica semplificare sempre
la distinzione tra il bene e il male, poi
non è visibile ad occhio nudo
io non sono più così sicuro

Ecco, appunto, Vittorio Sgarbi.
Ricordo bene quei dopopranzo passati insieme a guardare Sgarbi quotidiani.
Tutte quelle critiche artistiche, l’elogio dell’opera di Velasquez, le feroci critiche alla politica e alla televisione.
Se ad oggi c’è gente che si permette di definire nuovo addirittura il Partito Democratico, allora non si può negare che Sgarbi, allora, fosse un personaggio veramente fuori dagli schemi.
Costruito dalla televisione, magari.
Iracondo, magari.
ScenograficoAutoreferenzialeFumoso, d’accordo.
Ma restava comunque uno che, nel bene o nel male, riusciva inevitabilmente a colpire.
A destra della sinistra e a sinistra della destra.
Provocatorio, innovativo, sofisticato, ironico.
Che risate, lo Sgarbi di allora.
Ricordo una puntata di Sgarbi quotidiani in cui, a seguito di varie critiche che gli erano state mosse, rimase in silenzio per tutta la puntata (dieci minuti circa), facendosi inquadrare dal profilo migliore, muovendosi, rispettando il suo (e anche mio, forse proprio per questo) luogo comune delle mani nei capelli.

Adesso, Sgarbi non è più il personaggio velenoso di una volta.
Indifeso, stereotipato, convenzionale, non lo riconosco più.
Non si arrabbia più, non è più cinico e speitato come una volta.
Ora, se perde le staffe, lo fa solo per copione.
Per rispettare il suo personaggio.
E le sue invettive non sono più così geniali, così fini, così taglienti.
Ora dà della fascista alla Mussolini e del frocio a Cecchi Paone.
Facile, troppo facile, così.

Ma in fondo, mi dico, è questo che vuole la gente.
Persone mediocri, che dicono cose mediocri, che fanno provare emozioni mediocri.
Che non ti facciano sentire particolarmente felice né particolarmente triste.
E tutti mascherano questa voglia di mediocrità dietro una sedicente pretesa di elementarità.
Non si è più disposti a soffrire per essere felici.
Non c’è più disponibilità verso la testardaggine.
Non c’è più stimolo ad andare contro tutto e contro tutti.
Non c’è più la tendenza a scegliere la via più difficile.

Down beneath the impossible pain of our history
Beneath unknown bones
Beneath the bedrock of the mystery
Beneath the sewage system and the path train
Beneath the cobblestones and the water main
Beneath the traffic of friendships and street deals
Beneath the screeching of kamikaze cab wheels
Beneath everything I can think of to think about
Beneath it all
Beneath all get out
Beneath the good and the kind and the stupid and the cruel
There’s a fire that’s just waiting for fuel
There’s a fire just waiting for fuel
There’s a fire just waiting for fuel
There’s a fire just waiting for fuel

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