Mercurio Cromo

Ognuno di noi ha un proprio, personalissimo modo di essere sbagliato.

Sono queste idiosincrasie, questi punti morti della persona ad uccidere e creare contrasti. Piccoli errori nel dosaggio da parte di un Dio barman distratto. Piccole sbafature nel disegnare i contorni. Schermate blu in un sistema operativo che ahimé, è Windows e non Leopard o Linux. Come pezzi incompatibili in Tetris.

Così, ci sono i periodi che ti capitano tutti quelli complementari, perfetti, tanto da riuscire a buttare giù tutti i muri, a togliere parecchi scheletri dall’armadio. Un po’ di vita che se ne va, che saluti con un sorriso, il profumo ingenuo di un libro nuovo. Ci sono periodi in cui c’è qualche falla qua e là, ma tutto sommato resti in piedi, hai la prospettiva di turarle, ché qualcosa sembra andare per il verso giusto, e, un po’ come il tifoso romanista, ti sale la convinzione un po’ naïve che tutto sia destinato ad andare nel migliore dei modi, prima o poi.

Ci sono periodi, invece, in cui ti escono quasi solo pezzi a forma di N. Che sì, vabbène, se ti ci metti d’impegno puoi riuscire a farli quadrare, ma devi essere pronto, reattivo, e soprattutto devi avere una voglia pazzesca di farti un culo così. Periodi in cui invece tutti i pezzi sono incompatibili, in cui sembra che il prossimo mattone a scendere sia sempre il peggiore, periodi in cui i buchi sono troppi e l’acqua schizza dappertutto. E cominciano a scendere, sempre più veloci, creano muri fragilissimi che sembrano poter cadere da un momento all’altro, ti si ergono davanti, così ingombranti, così rapidi nell’elevarsi che non riesci neanche ad accorgerti dei (pochi) pezzi buoni che scendono, che ti arrivano. Così li disponi male, dai loro collocazioni in cui non rendono al meglio, li getti in un cunicolo della memoria dove lentamente si spengono, e da palliativo che potevano essere diventano metastasi.

Io, a volte, mi sveglio così.
Ognuno di noi ha il suo modo di essere sbagliato.

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