Il tempo è come il limone (stringe)

È incredibile come tutto riesca a cambiare. Come tutto riesca inevitabilmente a cambiare. Topolino è cambiato. La musica che suono è cambiata. Pure quella che ascolto è cambiata. Daniele Silvestri è cambiato (o forse ha solo iniziato a mostrare se stesso). Sono cambiati pure i partiti che fanno cadere il governo. Persino la Juve è cambiata, cazzo. Ora mi è quasi simpatica (qui lo dico e qui lo nego). Il mio modo di scrivere è cambiato. Il mouse che uso, i vestiti che indosso sono cambiati.

Solo io sembro non cambiare mai. Stesse manie, stesse passioni, stessi errori. Sarà che la mia vera persona l’avranno conosciuta sì e no due (una) persone. E se mostri così poco il fianco è naturale che nessuno, te compreso, riesca a colpirlo. Credo ci sia un’idiosincrasia propria della famiglia Delicato. Qualcosa per cui quello che hai dentro resta sempre uguale. Mio fratello. Mia madre e l’avversione alla tecnologia, mia madre e le lacrime. Mio fratello e mio fratello. Mia zia e le telefonate alle due di notte. Me stesso e le verità non dette. Me stesso e gli esami preparati in un pomeriggio. Me stesso e il tempo perso con chi non lo merita (quanti articoli inutili). Me stesso e la musica a palla in macchina. Me stesso e il tamburellare ossessivo. Me stesso e la gelosia, le fisime, le fobie. Me stesso e gli ossessivi ricordi. Me stesso e papà che, anche se lo nego, fantasma è. Me stesso e i sogni che proseguo e perseguo. Me stesso e il mio modo bulimico di rapportarmi alle cose.

Ho sempre pensato che fosse un agire di riflesso. Nella mia famiglia tutto mi è negato, tutto mi è nascosto, e di conseguenza tendo a nascondere me stesso.

Un tempo non era così. Un tempo la tristezza era qualcosa di elitario, qualcosa che vedevo nei libri di Sartre o di Kundera. Qualcosa che era cultura, che era speciale. Faceva quasi piacere, la tristezza. Mostrarla, dico. Sì può dire che la mia fosse una tristezza in stile Ska-P. Un ossimoro, è chiaro. Quando poi ce l’hai dentro, boh. Ne risentono le persone a cui tieni di più. Persone che poi ti scrutano, ti capiscono, vedono che sei fatto così. E finiscono per accettare in silenzio o criticare (la volpe).

Un silenzio ha fatto compagnia per anni. Ora, il silenzio è gli anni. Mah.
Cosa sto dicendo? Non lo so bene neanch’io.
E neanche in questo, io sono cambiato.

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