Un motivo per

Ma una volta non era così.

Una volta c’era meno gente che suonava, Roma Sud cullava un piccolo nucleo di gruppi underground che popolavano i suoi locali, pur nel rispetto della regola aurea “nessuna band dà niente per niente”. Gruppi che andavano avanti alla ricerca di una propria personalità. L’armata Brancaleone della musica emergente.

Mi ricordo il microfono staccato durante il concerto all’Alexander Platz. La bandiera statiunitense bruciata dai Riot Router al Sonica. I semo mejo noi del Bounty Club (argh, il Bounty Club!). Mi ricordo i Blu di Mary che dedicano Noia a Claudio e Cristiana. Mi ricordo, durante lo stesso concerto, gli Omaha Beach che entrano, con i loro volti un po’ abbrutiti e le loro solite birre, c’era per loro una sorta di intrinseco rispetto per il semplice fatto che facessero hardcore, in un certo senso a Roma Sud loro erano l’hardcore, o perlomeno così la vedevo io.

Federico vestito da prete al Classico Village. Il rullante che cade a terra durante il concerto al Teatro della Parrocchia di San Pio X (!!!). Il Signor Stokazzo a Musicarockallando (a buon intenditor…). La brutta-bruttissima copia dei White Stripes che ci incula la chitarra agli Ex Magazzini Generali (pace all’anima loro).

Ora, invece, è tutto diverso. Troppa gente suona. Ai concerti il 60% della gente ha un gruppo. È così che fatichi a distinguerli, ora, i gruppi. Con il crescere della gente che suona, diminuisce la gente che ci punta. E crescono le classificazioni del cazzo, per differenziare gruppi che differenti non sono (emo!, emocore!, screamo!).

Il Sonica è diventato Traffic. E cià ragione Piggi, quando dice che ora al Traffic non ci puoi entrare se non hai la frangia.

E dico di più. È talmente tanta la merda che si è sparsa su questo mondo – un tempo per emergere bastava una botta di culo, ora serve una botta di cazzo in culo – che chi riesce a farsi un minimo di fama pensa bene di montarsi modello Castello di Lego. Ed è così che un concerto screamo diventa il comizio popolare del chitarrista dei Vanilla Sky. Anzi, è così che ora i gruppi sono conosciuti non per il loro essere gruppo in sé, ma per essere l’assemblaggio di componenti provenienti da altri gruppi. Non si va a vedere i The Gaia Corporation, si vanno a vedere i chitarristi dei Vanilla Sky che suonano nei The Gaia Corporation.

Il gruppo perde consistenza, contano i componenti. Ed è così che il chitarrista si lascia andare a sproloqui inutili e mai divertenti, probabilmente dopo aver convinto gli altri del fatto che è un bene che lui parli tanto, perché lui è quello famoso e la gente è lì per lui. L’altro, almeno, è mooolto più sobrio. Il moro, invece, parla tre ore di cose che non farebbero ridere nemmeno un’oca sotto fattanza.

La musica è un mezzo di comunicazione, lui preferisce la parola. La sua parola, beninteso, ché tanto gli piace ascoltarsi. Al punto da zittire il cantante, che – non sia mai! – voleva dire una cosa. Quello famoso è lui, e lui non permette altra parola. Dunque, zittisce il cantante mentre parla, e riprende con il suo dir niente. Distribuisce pure due fogliacci con scritto su aria fritta, che li guardi e pensi ma quand’è che arriva il messaggio?, e alla fine scopri che messaggio non c’è, che è un esercizio retorico mal scritto e mal riuscito, e la gente lo legge – spero non più che a metà – solo perché lui è il chitarrista dei Vanilla Sky.

Sperate bene voi, che avete ancora sogni.

Post correlati secondo criteri di dubbia valenza scientifica

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *