Le unità in movimento

Ascoltare musica è estremamente faticoso. Ascoltare buona musica, in particolare, è quasi un lavoro. Ti costringe a mille rinunce. Ti costringe ad accettare mille cose.

Ad esempio, il mio bassista mi ha appena passato una serie di gruppi fichissimi. Cycle. Fischerspooner. Moving units. White rose movement. Klaxons.

Inizialmente ascolto, e rimango piacevolmente stupito. Poi ci penso un po’, e realizzo che è dura. Che è veramente dura.È dura ascoltare tutta questa bella musica ed accettare che:

  1. Esistano gruppi che da un bel po’ di tempo fanno qualcosa di anche lontanamente ricondubicibile agli Starlette.
  2. Esistano gruppi che fanno questo qualcosa anche meglio degli Starlette.
  3. Questi gruppi possano essere inglesi, statunitensi (non è possibile), in alcuni casi addirittura spagnoli (non è possibile!).
  4. Che un paio di questi gruppi non abbiano la batteria, a volte neanche il basso (orrore!).

La musica ti regala conoscenze e verità lapalissiane che ti sconvolgono. Ed è per questo che con la musica, se non ci stai attento, ti ci fotti il cervello. Syd Barrett ne sapeva qualcosa.

Ho una lacerazione, in questo senso. Un ricordo di qualche tempo fa. Tanti anni fa, per la verità. Dopo una serata al Blackout, quando conobbi un amico di Scrik che faceva hardcore.

Capirai, io con uno così avrei potuto parlare per settimane, tant’è che ancora me ne ricordo il nome. Si parla di hardcore italiano, lui mi consiglia di ascoltare i Negazione. Io il giorno dopo scarico un po’ di loro materiale degli anni ’80. Roba inascoltabile. Punk estremo, roba che neanche i Cripple Bastards (be’, oddio, non esageriamo).

Ai tempi Aisicchiù si usava poco, ché la connessione non era senza limiti. Così, ci si scambiavano le mail. E dopo che io avevo ascoltato, riascoltato e cercato di digerire tutte quelle urla e quei rumori graffianti, la penultima verità. Mi scrive.

E lo sai chi era, il batterista dei Negazione, al tempo?

Un brivido, di quelli che già li senti prima che arrivino.

Neffa.

No.

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