Per un amico

Il silenzio non finisce mai di sturpirmi.

Ai tre difetti che mi avevate attribuito ne vanno aggiunti due: autoreferenziale e logorroico.

Ecco, logorroico, appunto. È una vita che vomito parole addosso alla gente. Eppure, ogni volta che sono a casa da solo, in questi giorni, mi stupisco del mio silenzio. Per come sono fatto non potrei stare in silenzio neanche sott’acqua. Eppure, passo intere giornate in silenzio, qui.

Ed è questo che forse ti servirebbe, ora. Un po’ di silenzio, fuori e dentro di te. Per non sentire più queste voci che ti strillano da fuori e ti mangiano da dentro, che ti divorano lentamente come un serpente digerisce un topo.

In Egitto, un po’ di silenzio c’è stato. Dalla tua famiglia, dal tuo futuro che ti fa così paura, dalle tue angosce. Ed improvvisamente, senza remore, hai parlato. Ed è stato un fiume. Lì per nulla al mondo avrei rinunciato ad un’ora in più di sonno, eppure ho ascoltato. Perché capivo che il tuo confidarti era una cosa preziosa, che doveva essere considerata un regalo.

Alla fine tutti continuiamo a dirti che sei impazzito. Ma è per piccolezze, per particolari che sì, d’accordo, potranno pur essere espressione di una più grande inquietudine interiore, ma sta di fatto che la gente, intorno a te, sembra fare cose molto più folli di quelle che fai tu.

E allora, la cosa migliore che posso augurarti è un po’ di silenzio. Perché se quella gran testa che hai ora si è inceppata, è arrivato il momento di farla ricominciare a girare. Ché è una cosa di cui tutti possono e devono godere.

Ti voglio del bene.

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