Anche il solo dire “io” è un messaggio

Io, due sigarette in corpo e il Corriere dello Sport del giorno prima sottobraccio.

È la lettura più coraggiosa che si possa intraprendere, il Corriere dello Sport. Perché è schifata sistematicamente da tutti i tessuti sociali.
Un po’ come i metallari, ecco. Chi è appassionato di calcio pensa che leggerlo sia blasfemia.

La Gazza è più seria, viva la Gazza!

Chi il calcio lo odia, invece, storce il naso sull’assenza umida de L’Unità, La Repubblica, Libero. E così via, o almeno credo. Cosicché, alla fine, chi legge il Corriere dello Sport piace solo a chi legge il Corriere dello Sport.

Ma io non la vedo così.

Il Corriere dello Sport è la sua del gossip compulsivo applicato al calcio. Ti riempie di informazioni inutili, di voci di corridoio improbabili, di interviste fatte con lo stampino.

Montella: Roma, risorgerò.

Vucinic, prove da grande attaccante.

Carrizo, ultime ore.

Mi chiedo spesso, poi, perché i suoi titoli siano tutti del tipo cognomevirgolafraseidiota.

Però, a mio parere, è sempre meglio sorbirsi qualche cazzata che si presenta come cazzata, piuttosto che ingoiare le stesse cazzate, camuffate da cose serie. È per questo che il Corriere vince. E le donne dovrebbero capire che chi ce l’ha sottobraccio è una persona estremamente impavida, conscia dell’idiozia dei media e sempre pronta a mettersi in gioco.

A proposito di donne, l’assistente del prof. Toscanio era veramente una fica. Cioè, una fica, diciamo di quelle che piacciono a me. Minuta, sul metressettanta, capello nero raccolto in coda, finto approssimativo che fa sempre bene. Abbigliamento sobrio, anche se sui pantaloni spesso azzardava una maglietta verde. Il verde, colore che odio in tutte le sue forme.

E mi piaceva proprio in virtù del mio radicatissimo gusto del kitsch, in base al quale tendono irrimediabilmente a piacermi tutte le cose che non mi piacciono.

Un occhio chiaro, azzurro, un sorriso da pubblicità di Banca Intesa. Da quando l’avevo vista la prima volta, al ricevimento, il prof. Toscanio è in assemblea, lo può aspettare qui fuori, improvvisamente avevano cominciato ad assalirmi opprimenti dubbi sui più basilari concetti di microeconomia, Ma che vuol dire curva di utilità?/Vincolo di bilancio? E che roba è?!/Non ho ben capito la concorrenza perfetta!, e alla fine mi ritrovavo lì, a nonascoltare risposte che il professore nonmidava, a buttare l’occhio su di lei mentre cinica fondeva il suo sguardo con il biancosporco della tastiera, Io vado a prendere un caffè, lei vuole qualcosa?, mentre nella mia testa frullavano immagini da soap opera di serie B.

Ho sempre avuto un rapporto difficile con le ragazze. Perché l’amore viaggia su un equilibrio sottile, esile, esposto anche al minimo grado di rischio. Basta un soffio di vento, una parola fuori posto, uno sguardo sbagliato e crolla tutto, come una cascata di merda dopo venti prugne a cena.

Cosicché, all’inizio fu Unelma.
Unelma, un silenzio lungo una vita, un silenzio che era compagnia e amore.
La lasciai quando sostenne che non era vero che i dischi non vendevano più, perché se uno ha la passione i cd se li compra lo stesso e sostiene il progetto.

Poi transitò Tayyibe.
Un sofisticato programma di teaching vitale iniettatomi nel cuore.
La feci finita quando sostenne che, secondo lei, Aquilani era più forte di Totti.

Allora strappò il biglietto Natalia
Un conturbante piatto di vitalità e spensieratezza, la classica persona a cui non porteresti mai rancore.
Non poté andare avanti quando scoprii che taggava le canzoni di cui non conosceva il titolo con le parole più ripetute all’interno della canzone, una cosa che avrebbe mandato a puttane l’intera discografia dei Verdena.

Quindi, Shana.
Un film che si fermava dopo dieci minuti per assenza di pellicola, un cocktail di ’68 femminile che mi ha rotto un po’ di schemi.
Crollò tutto quando mi scrisse “grattugia” con due g.

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