Questa è la dimostrazione che sul blog ci puoi scrivere il cazzo che ti pare

Ché se alla fine ti ci metti di impegno e lo ascolti senza pregiudizi, Requiem non è poi tanto male. Certo, continui a chiederti perché i Verdena perseverino nel dare alle loro canzoni titoli più sconclusionati di un discorso di Luca Giurato, ma poi capisci che questa domanda, posta da un tipo che vuole chiamare sua figlia Zoe e il cui album preferito del suo gruppo preferito si intitola Zero (ovvero la famosa nevicata dell’85), forse non esige una risposta così seria e reazionaria.

Hai ancora il ricordo di quel concerto scarno e molliccio all’Alpheus, questo è fuor di dubbio. Ma poi ti fermi a riflettere sul missaggio delle canzoni e pensi: questi hanno preso gli strumenti, li hanno lasciati due giorni a marcire in una vasca di piscio e poi ci hanno inciso il disco. Ed è lì che ti rendi conto che dietro c’è un lavoro, c’è un’idea, in qualche modo c’è un coraggio, come quando ascoltavi Punk Islam e godevi nel sentire una distorsione di chitarra sempre più simile allo stridere di un vinile graffiato.

Oggi più che mai, nella musica manca il coraggio. È il tempo che rovina tutto. Rovina la politica, rovina le idee, rovina la fica, rovina la musica e rovina (più che mai) anche me. Senti i King Crimson, le loro spregiudicate psichedelie provocatorie, e ti dici Eva, questi per quasi quarant’anni hanno fatto il cazzo che gli pareva [rima, ndC].

C’è chi ti risponde erano tempi diversi, c’era più spazio per le idee e per la sperimentazione, e questo non può essere vero, perché La vita che non c’è è un’idea troppo semplice. Sarebbe troppo facile, per me, dirmi ora tirati su, cazzo, ché ce ne sono mille, di persone che si chiamano [omissis].

Sarebbe troppo facile dimenticare gli anni andati solo perché sono andati e tutto era diverso, tutto era piùsereno piùtriste piùbello piùbrutto. È troppo facile spiaccicare un’etichetta sul tempo e poi pensare che è giusto così, che va bene così, che è sempre così.

Eh no, io non ci sto. Non mi ci bagno, in questo mare di giustificazionismo. E allora penso che, se l’oggi è più brutto del ieri o più bello del domani, la colpa non è del tempo in sé, che non esiste ed è una pura congettura, un puro esercizio di stile. La colpa è di chi il tempo lo abita senza farsene una ragione. Gli -Elettronoir- l’hanno capito da una vita e per questo porterò loro rispetto fino alla tomba.

Perché non esiste passato né futuro, perché oggi scopri delle cose che sono esistite, sono esistite da sempre, scopri eventi di cui non sapevi nulla, e non è giusto accantonarli dicendo è roba passata, sono errori passati, perché i giorni i mesi gli anni non esistono e tutta la vita è gioia e dolore a cui non puoi dare collocazione spaziale né tantomeno temporale. È un unico grande errore che attraversa la tua vita senza stadi né stazioni, senza coincidenze né archiviazioni, è un artista distratto che ti modella a carezze e cazzotti mentre lieto il sorriso gli si apre nel vederti piangere.

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