Is it luck?

“Mi darebbe un cono da 1500 lire, per favore?”
“Grazie, quant’è?”
“Come 1800? Ma se ieri costava 1300!”

“Ci sta tanto simpatico, Claudio, ma è veramente troppo trash”, dicono Fede e Flo, e hanno ragione. Perché vedermi scendere con mutande decorate da cartoni animati, scarpe da ginnastica senza calzini e parte sopra del pigiama con tanto di sigarette nel taschino… be’, non dev’essere certo un bello spettacolo.

E poi ci pensavo ieri, facendo caso alla musica che ascolto. Il mio nuovo stereo super cazzuto iper potente che legge gli emmepitré mi ha sconvolto con il suo shuffle. Come posso passare da frasi di questo tipo:

Io ascolto e non capisco
e tutto attorno mi stupisce
la vita, com’è fatta
e come uno la gestisce

E i mille modi e i tempi
poi le possibilità
le scelte, i cambiamenti
il fato, le necessità

…a canzoni i cui testi recitano:

Se ti senti sconsolato
se Sirvano hai appena incontrato
che t’ha detto che non scopa
da ‘na vita e anche de più

Er Cicoria invece ‘n saa passa mejo
ar Frittata j’è scoppiato pe’ sbajo
a Romanazzo j’è morto er cazzo
e Masolino sta a smanetta’!

Sì, in effetti è vero, sono trash. Ma la verità, forse, è anche un’altra. Cioè che a me non piacciono le cose bianche o nere (soprattutto). Non sono proprio un fanatico della semplicità. Anzi, si può dire che la combatta in tutte le sue forme. Amo complicarmi la vita in tutti i modi possibili. Amo tutti quelli che più o meno riescono a complicarla a me.

Ed è per questo che i tuoi amici sono una mandria di pazzi scatenati, è per questo che tra i tuoi amici non ce n’è uno normale, è per questo che io vado avanti a testa bassa, finché la testa stessa non mi si spacca.

Che bella, la testardaggine, rega’. Che bello lottare contro i mulini a vento. Che bello tutto ciò che riesce a darti emozioni forti. Positive o negative che siano.

Perché, se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato, è che è impossibile scindere il bene dal male. Non potrei mai amare qualcuno che mi fa solo del bene. Non potrei mai desiderare chi mi rende la vita facile. Non ci riesco proprio a stare, negli schemi, nelle congetture, nei luoghi comuni sifacosìtuttifannocosì. Ho bisogno di sentirmi un po’ scemo, io. Questa cosa mi fa bene.

E tutti quelli che mi danno un po’ di bianco e un po’ di nero, l’hanno capito. Ché l’elementarità alla fine logora. E che bello, che bello dare le testate al muro, finché non si rompe o mi rompo io. Che bello dannarsi e desiderare la notte. Che bello aspettare qualcosa che non arriva, ché quando arriva è il triplo più fico.

La vita che non c’è
è un’idea troppo semplice

(Non c’è che dire, hanno proprio capito tutto, gli -Elettronoir-.)

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