Ballo insieme al vento

Il secondo album è sempre il più difficile
nella carriera di un artista

È per questo che ho esitato tanto nello scrivere un post dopo Puttana numero cinque. Difficile, anzi impossibile che potesse avere un successo anche lontanamente simile, specie dopo l’apprezzamento di palati fini e tutt’altro che inesperti/facili come quello di Ka. Però ad un tratto l’esigenza di scrivere si ripresenta impellente, e te ne devi fottere di cosa hai fatto prima. Tanto più che parecchi artisti hanno cagato un secondo album migliore del primo (CapaRezza, Bluvertigo, Tool, i R.E.M. ci hanno messo anche di più).

Se dovessi metaforizzare la mia vita con una lunga staffetta, non credo che ogni cambio di testimone sarebbe rappresentato da un amore, da un amico, da un evento. Perché alcuni si sono rivelati sbagliati, altri giusti ma morti troppo presto, altri troppo dolorosi. Luca una volta mi ha detto Mi sono reso conto che la musica è stato finora l’unico vera grande passione della mia vita, ed ha ragione, lo condivido in pieno. Ed è per questo che ogni tappa fondamentale sarebbe per me un gruppo, un artista, una scoperta nuova.

Ogni musica mi ha sfaccettato, ha imbracciato uno scalpello ed ha modellato una parte di me più di qualunque altra cosa. Non ho mai perso mesi appresso ad un gruppo che poi mi sono reso conto di non apprezzare, non ho mai sofferto per uno scioglimento, ho sempre preferito ricordare ciò che di bello un artista mi ha dato. Perché è questo il bello, è così che è più facile: la musica vera non ti tradisce mai, non ti delude mai, non la abbandoni mai se le vuoi davvero bene.

In principio furono i REM, il primo gruppo che mi ha fatto piangere ascoltando e non vedendo. Poi venne Daniele Silvestri, le sue liriche profonde ed un po’ edonistiche, che mi aprirono le porte della musica italiana, che non abbandonai mai. I Radiohead, i concerti a Firenze, le lacrime su Exit music (for a film), lo sguardo attonito e meravigliato con Kid A, il mio lento abbaiare alla luna.

E ancora, i Bluvertigo. Quello che, in un certo senso, considero il mio gruppo preferito in assoluto, l’unico in grado di cogliere alla grande tutte le sfumature della mia persona. E come scordare i Tool?, che mi facevano sentire ben rappresentato, perché se tutto il resto della musica è qua, loro sono là. I System of a down, una passione durata un anno in cui sentii loro e solo loro, poi la verve scemò, ma il rispetto rimase, perché la musica non la dimentichi, mai.

E tanti altri, in mezzo. Pochi altri, però, importanti come questi.

Poi, ad agosto, mentre registravo con Starlette il demo della madonna che ora abbiamo, mentre uscivo di casa con Giò, ecco che da dentro casa suonano queste parole.

Taglia la testa al gallo se ti becca nella schiena
Taglia la testa al gallo se ti becca

(Che manco è sua, del resto.)
E allora, l’inizio di un nuovo amore. Andrea Ra. Una scoperta di Cristiana, che tutto potevo dirle (anzi, molto poco), ma non che non aveva fiuto. Capace di scoprire gruppi che mai avrei pensato le potessero piacere.

Ed istintivamente mi stava un po’ sul cazzo, Andrea Ra. Poi però lo ascoltai. E cazzo. Il vero amore non riesci ad odiarlo, mai.

Stai al V-Day, senti una musica di Cristo, uno che col basso ci fa quello che gli pare, e ti dici no dai, non sei tu, non lo voglio sentire quel nome. Timido, sperando che la risposta sia diversa da quella che già sai.

“Ma chi è ‘sto fenomeno?”
Un coro di “Boh!”
E dentro lo sai già, chi è.
Poi, Paola, illuminazione.
“È Andrea Ra!”
E allora te lo dici, ho perso, dai, vado. Ti getti sotto al palco e dopo un quarto d’ora hai le lacrime agli occhi. Allora ce l’abbiamo, un Les Claypool del belpaese.

Lo ascolti. Gli perdoni qualche scopiazzatura. Gianluca Grignani. I Porcupine Tree. Pensi mi tortura, quest’uomo. E lo ami, perché pensi questo ha capito tutto. A maggior ragione quando scrive testi apparentemente assurdi come Il professor Sotuttoio. Perché ti fa capire che l’artista, quello vero, non ha bisogno di rifugiarsi dietro ai massimi sistemi.

E allora lunga vita ad Andrea Ra, pioniere di una musica ancora viva, foriero di amori nuovi o lontani.

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