Il piccolo Guglielmo e i Tecnocrati del Kerosene

IL PICCOLO GUGLIELMO E I TECNOCRATI DEL KEROSENE
Una grottesca ed onirica critica di alcuni stereotipi della società postmoderna

La radio suona I wanna be your dog degli Stooges mentre svogliato entro nella stazione di servizio di via della Grande Muraglia. La testa pesa delle tre Slalom Strong che mi sono scolato all’Happy, i polmoni gracchiano le dieci sigarette fumate tra un sorso di birra e l’altro. Orazio, sul sedile del passeggero, sta staccando la bandiera della canna della buonanotte, la stupida: quella in più, quella che non serve a niente.

“Vado a comprare le sigarette,” dice mentre spengo la macchina.
“Sbrigati, ché è tardi in culo.”

Mi trascino fuori della Clio e apro il portafogli: come ogni volta che devo fare benzina, ovviamente, l’unica banconota da dieci euro che ho è stropicciata e sembra dirmi provaci pure, tanto mi risputerà fuori. Sembra quasi di vedere il ghigno nella filigrana.
Cerco di renderla il più presentabile possibile, strofinandola contro gli angoli del distributore finché ne ho voglia, poi la infilo.
Meglio del previsto, solo un paio di tentativi e i dieci sacchi sono accreditati. Tiro fuori la pompa e mi avvio verso il serbatoio, ma proprio mentre sto per fare rifornimento sento un rumore alle mie spalle.
Merda.
I Tecnocrati del Kerosene.

BREVE DIGRESSIONE: I TECNOCRATI DEL KEROSENE
I Tecnocrati del Kerosene sono una frangia armata nata a Milano nell’inverno del 2004 ed estesasi a macchia d’olio nelle più grandi città italiane. La loro prima azione ebbe luogo nel corso di una manifestazione di Forza Italia a favore dell’intervento statiunitense in Iraq, durante la quale diedero fuoco pubblicamente ad una gigantografia di Oliviero Diliberto. Di lì a poco si affermarono come il primo gruppo violento e votato al disordine affiliato ai partiti moderati.

Dall’Udeur all’UdC, da Forza Italia alla Margherita, i Tecnocrati del Kerosene non hanno colore, se si esclude la generale affinità politica con i centristi e i teocon. Colletti bianchi sovrappeso, dirigenti d’impresa, commercialisti stempiati; il gruppo è un vero e proprio train de vie della medio-alta borghesia moderata e benpensante. Chiazze di sudore ben in evidenza all’altezza delle ascelle, primi bottoni della camicia deasolati, cravatte slabbrate e giacche macchiate di caffè sono gli elementi distintivi di un’organizzazione che ha scelto questo nome per prendere le distanze dall’ignoranza (a parer loro) e dal dilettantismo delle bande armate degli anni ’70.

In verità lo sanno anche loro, che la parola “Tecnocrati” non c’entra molto con la loro attività; ma per questa gente il suono è tutto, l’apparenza anche di più.
In tutto ciò ci fu anche tempo per una placida operazione di autofinanziamento: fu infatti lanciato il rivoluzionario profumo alla benzina.
“Che attira le donne perché sa di potere.”

La frangia si formò quando fu evidente a tutti che l’intervento degli USA in Medio Oriente non aveva portato ad un considerevole abbassamento del prezzo della benzina. Colpiti nel cuore del loro conto corrente, i benestanti si sentivano in pericolo; la loro ricchezza era messa pesantemente a repentaglio, il loro cieco appoggio alla politica di George W. Bush non aveva portato loro alcun beneficio. Continuavano a spendere una parte ancora troppo grande del loro stipendio in carburante, e dato che la situazione non sembrava presentare via d’uscita scelsero la soluzione più semplice, quella di darsi alle armi.

La loro azione si ripartisce in due attività principali. Lo sciacallaggio, in primo luogo: i Tecnocrati del Kerosene si appostano ai distributori e, non appena qualcuno si appresta a fare rifornimento, lo assalgono e gli rubano la benzina, in modo da averla a costo zero. “È un nostro diritto,” sostengono, “abbiamo fatto di tutto perché l’Iraq e l’Afghanistan fossero annientati ed è giusto che almeno noi raccogliamo i frutti di cui nessuno ha goduto.”
E le pompe di benzina sono il giusto raccordo tra la prima delle loro azioni e la seconda: il sequestro di Musulmani.

Le stazioni di servizio sono stracolme di persone affiliate all’Islam. Quando la frangia si rese conto che la semplice sottrazione di benzina era sì una soluzione di comodo, ma non poteva risolvere il problema alla base, iniziarono a rapire e tenere in prigionia i Musulmani che incontravano nelle loro azioni. Li tenevano sequestrati in angusti e polverosi uffici, li cibavano a cappuccini e cornetti e pretendevano dalla Comunità Islamica un prezzo (in carburante, ovviamente) per il loro rilascio. Più la persona rapita era importante, più alto era il riscatto. Alcuni di loro, ventiquattrore alla mano, partirono addirittura per il medio Oriente ed avviarono una spietata guerra con i Musulmani, facendo a loro “quello che quei porci hanno fatto a noi!”

Catturavano Talebani, Iraqeni, terroristi. Rilasciavano video in cui i prigionieri apparivano pallidi, smunti, con le braccia rattrappite perché li slegavano solo durante la pausa caffè. Li drogavano di “Porta a porta” e “Ballarò”, li torturavano con “L’eredità” e li finivano con il TG4.
Indiscrezioni suggeriscono che alcuni di loro giunsero addirittura a sequestrare Bin Laden, ma che – dopo con un breve colloquio, passato sotto silenzio, con Bush e la CIA – furono costretti a rilasciarlo, perché va bene la guerra per il petrolio, “ma un amico è per sempre.”
Questa, però, è un’altra storia.

FINE DELLA BREVE DIGRESSIONE

È una macchina del caffè quella che mi sta venendo incontro, spinta con forza da un anonimo al grido di “Forza Italia, ché siamo tantissimi!”.
Faccio appena in tempo ad evitarla e mi si para innanzi un Tecnocrate impettito, con indosso una maschera di Luca Cordero di Montezemolo. Riesco quasi ad immaginare le sue vene strabordanti mentre, brandendo un palmare nella destra e una moka nella sinistra, invoca a gran voce l’arrivo dei suoi colleghi.

I Tecnocrati del Kerosene sono così, agiscono in gruppo, senza la minima parvenza di sobrietà. Non gliene frega niente del casino che fanno, si scagliano all’attacco come una mandria di bufali impazziti. Non gliene frega niente perché hanno i politici dalla parte loro: se smettessero di votare manderebbero al governo gli estremisti, I Comunisti!, gli Anarchici, i Fascisti!, e quindi alla polizia è imposto di lasciarli fare. “In fondo,” si è permesso di dire Berlusconi, “non fanno del male a nessuno: rubano la benzina e basta.”

Mentre mi risuonano in testa queste parole un Tecnocrate vestito da Amadeus mi colpisce con La scossa!, lasciandomi a terra stordito. Dal basso lo vedo ansimante, sudato e sovrappeso, mentre tonante un altro lo apostrofa Contro chi punti il dito?, ed è un dito vicino, incredibilmente vicino, talmente vicino che riesco quasi a sentirlo sulla guancia, anzi, forse lo sento, questo dito oleoso, nero di carta stampata e benzinivoro.
Perché è qui, è qui sopra di me, mentre il Tecnocrate perde sangue da un improbabile e veniale moncherino: Orazio è qui (Orazio è quiii!!!, se volessi fare una battutaccia), si è accorto della situazione. Steso al suo fianco c’è un Tecnocrate vestito da Dalai Lama (Tecnocrati della New Generation: sono una frangia unitasi da poco al movimento, avvezza a rappresentare, nei simboli e nell’abbigliamento, le personalità autorevoli a loro estranee e rivali, in una sorta di dissacrante blasfemia, ndC): come arma, ahimé, aveva scelto un coltello, perché è risaputo che i Tecnocrati del Kerosene hanno un pessimo senso dell’umorismo, oltre ad una scarsa cultura.

“Adesso non urli più, lurido colletto bianco proibizionista? Non grugnisci più come un maiale scannato? Pannella viveeeee!!!

Mi sembra di realizzare che anche Orazio, nel suo piccolo, sia un Tecnocrate. Nel senso più anticonformista e rivoluzionario del termine.
Ma no, non può essere così.
Perché in fin dei conti, seppur ridicolo, un Tecnocrate è lesto.
Furbo.
Abile.
E violento.

Infatti bastano un paio di secondi perché veda le braccia di Orazio allargarsi verso l’esterno, come un fiore che sboccia visto in fast forward. Da dietro, un altro Tecnocrate serra le dita sulla stilografica che gli ha appena piantato nella schiena, contatta un alleato con il blue tooth e questi si presenta brandendo un portatile Acer, come un Re Maya che sta per procedere all’esecuzione. Il computer si sfascia sulla testa di Orazio, alcuni frammenti di scheda video mi colpiscono, i cristalli liquidi si fondono alla materia cerebrale: la banda si riunisce attorno al cadavere, resta qualche secondo in silenzio e poi inizia a ballargli intorno, cantando a squarciagola la musica di chiusura di Windows, in una sorta di rito indiano.

È finita.
Cazzo, è finita.
Cerco di rialzarmi ma un Tecnocrate si stacca dal cerchio per afferrarmi e legarmi alla pompa di benzina.
Non è un gran nodo.
(In effetti che cazzo di nodo vuoi fare con una pompa di benzina?)
Potrei staccarmene, volendo.
Ma mi ci vorrebbe almeno qualche secondo, e se ne accorgerebbero.
A chiusura del rituale, i Tecnocrati spargono su Orazio una pioggia di biglietti di traghetto per la Sardegna.
Così, per assicurargli un buon viaggio.
E sulla testa gli lasciano un preservativo usato.
(Rigorosamente con una mignotta slava, sia ben chiaro.)
Con le lacrime agli occhi, chino la testa e recito le mie ultime preghiere.
D’un tratto, però, sento giungere un coro di voci slabbrate dall’altra parte della strada.
Alzo gli occhi.
Sto in un Agip!

SECONDA BREVE DIGRESSIONE: I TECNOCRATI DEL CHEROSENE
Nel 2006 i Tecnocrati del Kerosene subirono una pesante scissione interna. Una parte di essi rifiutò di assaltare, danneggiare e rubare benzina ai distibutori Italiani, non trovando giusto compromettere l’attività economica di un’azienda nazionale. Memorabile il discorso pronunciato dal leader della corrente separatista, nome-in-codice FrescoBlu, che mise pesantemente in evidenza le contraddizioni del movimento:

Sostenete Confindustria ma attaccate le società petrolifere Italiane! Sono stati gli USA a volere la guerra in Iraq: noi, senza di essi, non avremmo potuto farla. Allora è giusto che siano LORO i primi a pagare!

Il gruppo separatista decise di chiamarsi Tecnocrati del CHerosene, per evidenziare l’incondizionato supporto al Belpaese.
FINE DELLA SECONDA BREVE DIGRESSIONE

Il miglior modo per sfuggire all’assalto di una frangia armata è l’avvento di una frangia armata nemica.
Devo approfittare del momento di confusione per darmela a gambe.
Uno dei Tecnocrati che ci hanno assalito, vestito integralmente da Gabibbo, si scaglia a testa bassa contro gli assalitori, strillando a più non posso Ué, bella génte!!!
I suoi colleghi, puzzolenti sudati bavosi, gli danno man forte cantando Le principesse son caramelle per alzare il fomento.

I Tecnocrati del Kerosene/CHerosene fanno anche di questo.
Ingaggiano duelli personalizzati, impersonando entità rivali.
Sgarbi e il Trio Medusa.
Sanremo e il Grande Fratello.
Porta a porta e Matrix.

È per questo che, appena sentito il grido di guerra, uno dei Tecnocrati del CHerosene prende la guida del suo gruppo, punta il palmo della mano contro la banda avversaria che istintivamente si ferma (perché, è bene sottolinearlo, anche i Tecnocrati guardano i film di Sergio Leone).
Passano secondi di silenzio durante i quali mi libero ed entro silenziosamente in macchina. Parto in sgommata, faccio un casino della Madonna ma loro neanche mi sentono. È per questo che rallento: hanno ucciso un mio amico, non posso non vedere come va a finire.

Il Tecnocrate, il palmo della mano ancora rivolto verso i nemici, raccoglie da terra un pacco di Affari tuoi e lo scaglia in mezzo alla banda avversaria urlando Scavicchi ma non apra!!!
Il tipo vestito da Gabibbo si avvicina incuriosito al pacco, toglie la ceralacca ed aspetta in silenzio.

Ventimila euro!
Quaranta milioni del vecchio conio!
Questa è l’offerta dell’infame!
Accetta?

Il Gabibbo si consulta per qualche secondo con il gruppo, poi contrabatte.

Ringrazio il dottore, rifiuto l’offerta e vado avanti!
RIFIUTA E VA AVANTI!!! Notaio, a verbale!

Il sedicente Paolo Bonolis si avvicina al pacco, si china, lo apre leggermente, sbircia dentro, poi lo apre di scatto urlando CINQUECENTOMI
Bum.

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