Claudio (Beta Version)

Cosa non va bene
nella mia testa?

Fino ai diciott’anni pensavo che non avere il controllo del proprio cervello fosse in qualche modo positivo. Ai miei occhi di aspirante poeta maledetto, incompreso ed incazzato con il mondo, una sorta di schizofrenia latente non faceva che aumentare il mio oscuro e tenebroso fascino. Nella mia bacata mente di sedicente Jim Morrison, la figura del triste ed emarginato che fuma da solo in un angolo rappresentava come un modello, qualcosa a cui puntare.

Poi, d’un tratto, le scosse che accumulavo nel cervello sono diventate troppe. Papà che muore, mio fratello che fa quello che fa, mia madre che diventa un pianto ininterrotto… e all’improvviso l’incomprensione, l’esilio, la mestizia non erano più cose di cui vantarsi. Non erano più obiettivi a cui aspirare. Buffo, però. Finché non l’ho provata veramente, la tristezza l’ho inseguita a lungo. Poi, quando davvero si è presentata, ho cercato di scacciarla in tutti i modi.

Da qualche anno a questa parte, difficilmente scrivo di dolori lancinanti come facevo un tempo. Difficilmente leggo libri di autori che sono morti suicida prima dei trent’anni. Difficilmente apprezzo i periodi lunghi e ampollosi, i linguaggi retorici e biblici, gli autori che paventano il punto-e-a-capo. Ora cerco il positivo in tutto, non mi lancio in discorsi seri quando non credo siano adatti alla situazione, cerco sempre il sorriso più che la lacrima.

Ogni tanto, però, il cervello continua a giocarmi brutti scherzi. E, ogni tanto, vado in paranoia. Mi chiudo, non parlo, non cerco. Un tempo volevo che tutti notassero, fossero partecipi della mia solitudine. Ora, se mi sento solo, resto solo. E forse la cosa è anche peggiore. Perché, oggi come oggi, il cervello sfugge al mio controllo. Spesso corre più veloce di me. È così che non gli sto dietro. E se non gli sto dietro io, come posso capirlo gli altri?

Anche quelli che mi comprendono. Mi fa male essere compreso. Nei miei deliri mentali.

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole

Questa va a chi mi legge direttamente dal cuore.

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