Vivere a mezzo giro di Raccordo Anulare (da qua)

Art Cafè.

“Che merda”, uno potrebbe pensare. E in effetti all’inizio l’ho pensato anch’io. E in effetti all’inizio l’ha pensato anche Denitza, dato che entrambi siamo tutt’altro che tipi da discoteca (e direi che si è visto, in pista da ballo… più rigidi di un pene di fronte ad una gigantografia di Jenna Jameson in piena attività). Poi cerchi di mascherare il fatto che stai andando in uno dei locali più parioli di Roma dicendo “Va be’, dai, è una serata i cui ricavi andranno per la ricerca sul tumore al seno”… e sotto sotto non ci credi neanche tu. Ma ci vai.

È così che ti docci, ti ristrutturanti, ti deodori, ti improfumi e ti metti in tiro. Camicia, giacca, scarpe da sera, jeans (NON LARGHI! Impressionante, all’inizio all’idea mi veniva da vomitare) e… cappotto. E mentre scendi in ascensore, ti guardi allo specchio e ti accorgi che una volta tanto non è mica male, e ti piaci.

Imbocchi dopo una fila meno lunga del previsto, dopo un prezzo d’ingresso esattamente congruente al previsto, dopo un prezzo delle consumazioni (oltre la prima, omaggio) di molto superiore al previsto (10 euro! Per fortuna noi Comunisti sappiamo sempre come fottere i teocon: con un solo ticket ho preso ben due consumazioni). E all’inizio non ti sembra di aver fatto la scelta giusta.

Poi invece (sopresa!) inizi a ballare, ti avvinghi alla donna con fare molto sessuale (waitin’ for sabato), imbruttisci qualcuno che le bazzica attorno, fai due risate con i suoi amici, ti scambi di partner di tanto in tanto, scambi sorrisi con lei e ti accorgi, neanche a farlo apposta, che ti stai divertendo. E la serata, alla fine, è stata proprio una gran serata. E sei stato da paura. In tiro e scomodo come non credevi.

A te, dunque.

Se mi crei un contesto a me familiare anche in uno che non mi appartiene.

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