Bonacci, stopper del Casalbernocchi (che brutto avere un dispregiativo nel cognome)

A volte penso di possedere un’innata abilità nel fare le cazzate.

Mi sveglio, la testa ancora annebbiata dalla sbronza di ieri. E’ tardi, sono le dieci e mezza, dovevo stare ad Acilia alle nove per vedere la partita dei Giovanissimi Provinciali, e ovviamente me la sono persa. Mi vesto in fretta e furia per non fare tardi alla partita delle undici, quella del torneo di Promozione, ché lunedì vado sul Corriere dello Sport.

Sono convinto di aver lasciato tutti i regali ad Ariccia. Invece nell’anticucina, lì c’è uno zaino che neanche ricordavo mi avessero regalato. Uno zaino che mi è stato messo in spalla, prima di rientrare a casa, da due mani premurose. Lo apro. I libri che ancora ricordavo, i regali che ho aperto prima della ciucca. Poi guardo meglio.

Due biglietti. Per i quali non ho ringraziato abbastanza. Anzi, per i quali neanche ho ringraziato.

Un buono per la Feltrinelli. Neanche mi ricordavo di averlo ricevuto.

E un ristrutturante.

È la cosa che mi colpisce di più. Zero assoluto riguardo chi me l’abbia fatto. Ma tanto lo so già, chi è stato. Perché quel ristrutturante è il simbolo di attenzioni docili. Di una passione dolce e rispettosa. Di una conoscenza approfondita, malgrado il tempo infame. Di un amore profondo che io non so rispettare.

Lo guardo un attimo, poi lo ripongo. Non può starmi davanti, io non merito tutto questo. Io ho ripagato tutto questo con un atteggiamento da coglione. Ho mancato di rispetto a persone che conosco appena, e verso le quali – pare quasi strano dirlo – nutro ammirazione.

E tutto questo che rappresenta? Tutti questi regali? Quei due bilglietti?

Rappresenta che sì, ho davvero un’innata abilità nel fare le cazzate.

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