Puff, pant, gasp, gulp.

PREMESSA:
Nel mio piano di studi ci sono quattro esami appartenenti al Dipartimento di Studi Geoeconomici, linguistici, statistici, storici per l’analisi regionale: tre di essi (Organizzazione e pianificazione del territorio, Gestione del territorio e Trasformazioni territoriali e sviluppo) sono insegnati dalla professoressa Lidia Scarpelli, l’altro (Geografia dello sviluppo) dal preside Attilio Celant. Due di essi li dovevo sostenere per colmare debiti contratti nell’accedere da Roma Tre a La Sapienza, due fanno effettivamente parte delle materie del corso di laurea.

Sono tutti esami molto simili (soprattutto i primi tre), e hanno una cosa in comune: i titolari delle due cattedre non insegnano, verbalizzano e basta. Si servono altresì di una schiera di assistenti (e badate bene, la stessa schiera di assistenti per entrambi i docenti) che metterebbe i brividi alla banda di Ocean’s eleven: uomini di mezza età, personaggi che sembrano usciti da Chi ha incastrato Roger Rabbit?, trentacinquenni con i capelli brizzolati e un riporto clamoroso, pipparoli dichiarati con le occhiaie più scavate di un fan degli Slipknot. Al di là di questo, tutte persone adorabili, gentili e con nessuna voglia di mettere i bastoni tra le ruote agli studenti (vale a dire zero sindrome da onnipotenza tipica della razza).

Dei quattro esami in questione, uno l’ho dato l’altr’anno e gli altri tre in questa sessione, presentandomi a tutti e tre gli appelli (comuni ai due professori perché, come detto, usano gli stessi assistenti), ogni volta per un esame diverso. Il bello è che tutte e quattro le volte – inclusa quella dell’altr’anno, che però non potevano certo ricordare – sono capitato a fare l’esame con gli stessi due assistenti.
È dunque interessante sapere cos’è successo oggi.

FATTO:
Dato l’abnorme numero di esami che sto dando in questa sessione è normale che ad alcuni di essi dedichi meno attenzione. In particolare mi presento agli esami di recupero debiti (che non mi fanno media per la laurea) con una preparazione veramente approssimativa, e fra questi c’era quello di oggi (Organizzazione e pianificazione del territorio), preparando dando una letta al libro ieri dopo cena e rivedendo due o tre concetti nel viaggio di stamattina in metro. Contavo infatti di deviare il discorso sugli argomenti degli altri esami, sui quali ero più preparato.

Devo dire che ho una bella faccia da culo con i professori, che mi fa sembrare sempre più pronto di quanto non sia (mi sbrodolo un po’, va’: uno di essi mi ha anche detto che ho “una brillantezza espositiva che le fa guadagnare almeno due o tre punti”).

In sede d’esame, insomma, esce uno degli assistenti con cui avevo fatto gli altri tre esami e chiama il mio nome; mi guarda e mi fa: “ANCORA LEI?! MA BASTA!!!“, poi sorride e mi fa cenno di entrare (tra l’altro scegliendo me prima di una giovane pulzella – alla quale concedere la precedenza sarebbe stata una galanteria comprensibile). Mi fa qualche domanda (tante, a dir la verità): ad alcune di esse non avevo proprio idea di come rispondere, dunque comincio a inventare stronzate, a partorire definizioni imbrobabili (quasi da virgolette, diciamo: completamente strampalate ma lapalissianamente convincenti) e a cogliere nozioni da tutti gli esami che ho fatto finora tranne quello, puntando sul fatto che, come detto, questi assistenti fanno circa dieci tipi di materie diverse a sessione e dunque raramente sanno bene quale sia il programma.
Ma stavolta, ahimé, lo sapevano.

A un certo punto uno dei due mi dice una frase storica:

Claudio (sic), noi siamo tanto contenti di averti impartito questa preparazione così polivalente, così piena di risorse e fonti, così interdisciplinare. Sarebbe però il caso, ogni tanto, che tu ci dicessi anche qualcosa di inerente a questo esame.

Impallidisco: mi hanno sgamato!
Entro un attimo nel pallone, poi scelgo di essere coerente con l’ammirazione che provo verso questi assistenti così buoni (tre 30 prima di oggi) e privi di complesso. Ergo, dico la verità:

Sa… questo per me è un esame di recupero debiti e… onestamente con tutti quelli che ho da fare non è che gli abbia dato tutta questa attenzione… (con un tono a metà strada tra George McFly e Adriano Pappalardo).

Lui sorride e dice:

Mi dispiace perché lei è da 30, ma non posso darle più di 28.

E io:

Ma io non lo voglio, il 30!

Stretta di mano, sguardi d’intesa e via a verbalizzare:

Se beccamio presto!

Sic.

Post correlati secondo criteri di dubbia valenza scientifica

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *