Per favore, spiegatemi Lotta Comunista


Chiunque di voi frequenti l’università si sarà certo imbattuto, almeno una volta, in un gruppo di giovinotti benvestiti che ti fermano con l’usuale “Scusami, hai cinque minuti?”. “Chissà che tipo di contratto assicurativo vorranno propormi”, pensi la prima volta che li incontri, e magari ti fermi pure. Invece no, scopri che non lavorano per alcuna società e che anzi vogliono venderti un mensile chiamato Lotta Comunista, con annessa sottoscrizione alle informazioni riguardo le attività del gruppo (in soldoni, ti chiedono il numero del cellulare).

A questo punto le possibili reazioni sono diverse, a seconda della vostra opinione politica:

CASO A: SEI DI DESTRA
“Compagni maledetti, dovete morire tutti! Viva il Duce!”

CASO B: SEI DI CENTRO-DESTRA
“Maledetti Comunisti, mi fate cagare! Girate al largo, voi e il vostro giornale pieno di pulci! Avete già in mano tutto il potere, quando c’era Silvio sì che si stava una pace!”

CASO C: SEI DI CENTRO-SINITRA
“Ex-Amici! Non vi voglio più bene, il muro di Berlino è caduto da un pezzo! Il futuro è il liberismo, la libera Chiesa in libero Stato, Er Mortadella vive!”

CASO D: SEI DI SINISTRA (E PARECCHIO)
“Famme un po’ senti’ che ciànno (sic) da dire ‘sti Compagni…”

Visto che nei primi tre casi l’incontro non avrebbe seguito, proseguo con il considerare il quarto (che, beninteso, non è prerogativa esclusiva di quelli di Sinistra): paghi due euro per quattro pagine di giornale, leggi l’intestazione che reca la scritta Proletari di tutto il mondo, unitevi!, un po’ dubbioso inizi a sfogliare il giornale e scopri che è scritto da gente che è rimasta al 1917. Anzi, da bambini delle elementari rimasti al 1917.

Lotta Comunista è il più vergognoso dei giornali, il più grande imbarazzo della Sinistra dopo Clemente Mastella, il motivo per i quale i fascisti hanno ragione a dire che noi Compagni parliamo di utopie. Un mensile completamente insulso, scritto a cazzo di cane e su argomenti inutili (Combattiamo l’eliminazione della locusta-saltellandis dal governo filo-fascista del basso Lichtenstein!), in un Italiano che farebbe impallidire un brigatista.

Se, poi, hai avuto la malaugurata idea di lasciargli il numero di telefono, sta’ sicuro che non dormirai sonni tranquilli. Ma ancora più dubbi vengono a guardarli in faccia, quelli che ti vendono il giornale. Slanciati, puliti in volto, eleganti, il più delle volte dotati di cappotto, giacca o maglione, camicia e – addirittura! – cravatta. Ti chiedi, allora, dov’è finito il sano Comunista puzzolente e fattone, con i capelli lunghi, il bongo e un mozzicone di canna spento in bocca?

Ma a maggior ragione mi chiedo io: questi tizi di Lotta Comunista stanno sul cazzo a quelli di destra, stanno sul cazzo a quelli di Sinistra, stanno sul cazzo a quelli di centro, ma che cazzo esistono a fare?! Cioè, chi vorrebbero convincere? Dove andrà a sfociare la loro rivoluzione popolare?

La verità, secondo me, è che quei tizi non sono Comunisti. Sono impiegati, studenti, ragionieri, magari anche imprenditori prestati alla diffusione del giornale da chissà quali vertici (magari anche di destra). Benpagati, non possono vestirsi da zecche perché:

  1. Non lo sono; e
  2. Farebbero scappare più gente di quanta non ne facciano scappare ora.

Non si vestono, come più sarebbe loro adatto, da destroidi perché non sarebbe coerente. Allora scelgono la via di mezzo, l’eleganza che non ha colori né connotati politici.

Scarna, amorfa, sciapa, da vecchia sede impolverata del PCI.

Benpagati dai fascisti (sospetto i 1500 euro al mese), cercano di convincere noi a diventare Comunisti. Per dare loro il pane di ogni giorno.

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